Carola libera e strapuntini in Europa

Che bastonata fra i denti, che fallimento, per il Governo, la maggioranza e per l’Italia, tra Sea-Watch e le nomine Ue c’è l’imbarazzo della scelta. Alla faccia del cambiamento.

Su Carola Rackete, poi, se volessimo fantasticare potremmo tirare in ballo il divino Giulio, perché a pensare male è peccato però, insomma, la decisione stimola la fantasia, l’accusa picchia duro e il giudice scagiona, una sorta di copione contro il buon senso e la ragione. Del resto ritrovarsi con due giudizi esattamente opposti, uno contro e uno a favore, è tanto sorprendente che fantasticarci sopra è conseguente, di sicuro da una parte c’è un abbaglio, vedremo poi dove sarà lo sbaglio.

Certo, per noi inesperti del diritto seguire il buon senso è naturale, giustificare una violazione grave non è mai normale, solo per questo scatta la sorpresa sullo scagionamento per Carola da ogni accusa. Sia come sia, è la ragione per cui insistiamo sulla necessità di una riforma della giustizia, a partire proprio dalla separazione delle carriere, altrimenti continueranno conflitti e suggestioni così come le lotte tra fazioni di forcaioli e garantisti.

Insomma, è il Parlamento a dover parlare, appunto, farsi sentire, battere un colpo da organo sovrano, per fare chiarezza sul capitolo giustizia, e riformandola una volta per tutte e basta. Passando poi da Carola all’Europa ci ritroviamo punto e a capo, con questo Governo contiamo poco o niente, per questo ci danno solo strapuntini, altro che successo dei grillini, della Lega e di Matteo Salvini. Oltretutto anche qui verrebbe voglia di citare ancora Giulio Andreotti, perché lo scambio fra tolleranza nella procedura e contro il silenzio nella spartizione, puzza di bruciato, scatena suggestione.

Del resto parliamoci chiaro, con il Governo Conte passiamo da tre cariche fondamentali, Tajani, Draghi e Mogherini, ad una raccolta di strapuntini, perché seppure al Parlamento andasse David Sassoli scatterebbe l’incredibile staffetta biennale che sa di contentino naturale. Ecco perché diciamo che figuraccia, che fallimento, il successo di cui parla Conte è un fatto suo, della serie anno bellissimo, tutto va bene, e meno male, figuriamoci se avesse detto un anno brutto.

Inutile girarci intorno, in Europa per contare bisogna avere alle spalle una maggioranza vera, forte, coesa, un programma condiviso e concordato, non un contratto vago e sfilacciato con dentro tutto e il suo contrario. La verità è che abbiamo perso, rispetto all’asse franco-tedesco siamo poco più che frazionali, perciò bisogna chiudere questa esperienza che ci toglie la voglia di crescere e contare, che ci sconforta e ci fa solo pagare.

Che errore quello di Salvini di aver scelto la strada dei grillini, quella sbagliata, dei perdenti, assieme a Beppe Grillo c’è solo una costante. Comunque vada, caro Salvini, Lei sarà Creonte.