Bonafede: “No limiti a intercettazioni”, Insorge Forza Italia

Alfonso Bonafede, a proposito dell’uso delle intercettazioni, chiude la porta alla Lega.  “Niente bavagli, divulgare tutto ciò che è di interesse pubblico”. È quanto sostiene il ministro della Giustizia grillino, intervistato dal Fatto quotidiano. Rispetto alla bufera nel Csm innescata dal caso Palamara, secondo Bonafede “adesso, più che le parole servono i fatti. Da ministro devo innanzitutto agire come titolare del potere disciplinare nei confronti di chi ha sbagliato. E bisogna avviare un pacchetto di riforme di cui in tanti hanno parlato in passato, senza fare nulla. Non c’è più spazio per i gattopardi”.

Per il Guardasigilli, “delle degenerazioni del correntismo si parla da anni. Ed è stato su mio impulso se nel contratto di governo sia stata inserita la riforma del Csm, proprio per reagire a questo. Però il fatto che alcuni politici discutessero con dei togati delle nomine in procure rappresenta un elemento in più”.

Sull’ex ministro Luca Lotti che ha rivendicato di non aver commesso alcun reato parlando con i magistrati, Bonafede spiega: “Sul singolo fatto non entro, visto che ho aperto un procedimento su quella intercettazione. Dopodiché la rilevanza penale non c’entra nulla con quanto accaduto. Qui si pone una questione morale enorme, anche per i politici”.

A proposito del deputato Pd Cosimo Ferri, che ha sostenuto di essere stato intercettato in modo illegittimo tramite un trojan nel telefono del giudice Palamara, il Guardasigilli aggiunge: “Non commento. Però rivendico il fatto che la ‘legge Spazzacorrotti’ abbia dato agli inquirenti uno strumento fondamentale come il trojan, che in cinque mesi sta facendo emergere sistemi di corruzione in tutta Italia. E ha fatto scoprire anche lo scandalo del Csm”.

Da Forza Italia piovono critiche sul ministro della Giustizia. Per il deputato forzista Francesco Paolo Sisto, “Bonafede come Robespierre: per il ministro giustizia deve essere sinonimo di terrore. Gli strumenti di indagine vanno tutelati ma non possono tramutarsi in un mezzo per colpire inesorabilmente soggetti che nulla hanno a che vedere con l’indagine stessa”.

Secondo Sisto, “per questo è indispensabile ripensare l’uso di misure invasive come il trojan e le intercettazioni, ancorandole a presupposti meno legati dalla discrezionalità di chi le dispone, e soprattutto intervenire pesantemente sulla diffusione delle notizie che dovrebbero rimanere riservate. Perché ciò che conta non è tanto quanto viene raccolto ma quanto viene diffuso e pubblicato. E poiché è dimostrato che non si riesce a controllare tale fenomeno, non importa per responsabilità di chi, è necessario limitarlo fortemente per legge, con appropriate sanzioni. D’altra parte, non è un caso che l’articolo 15 della Costituzione, dedicato alla riservatezza, preceda l’articolo 21 sul diritto di cronaca”.

Secondo Anna Maria Bernini, capogruppo Forza Italia al Senato, “che questa maggioranza sia in grado di approvare una riforma organica della giustizia non ci crede nessuno. Lo scontro già in atto sulle intercettazioni e sulla durata delle indagini preliminari rivela infatti una concezione fortunatamente molto diversa tra i Cinque Stelle e la Lega, che solo per non affossare prematuramente il governo aveva dato via libera allo spazzacorrotti e alla prescrizione senza fine”.

Per la Bernini, “neppure la revisione del sistema di elezione del Csm, che pure è scritta nel contratto di governo si farà, visto che la magistratura filo-grillina ne ha appena ripreso surrettiziamente il controllo. L’intervista di stamani del ministro Bonafede al Fatto quotidiano, poi, è un improponibile manifesto giacobino: niente limiti alle intercettazioni e divulgazione senza limiti sui giornali di tutto ciò ‘che è di interesse pubblico’, ossia anche delle parti che non hanno rilevanza penale. La gogna eletta a sistema, insomma. La riforma della giustizia di cui ha bisogno il Paese è di segno esattamente opposto, e la Lega si renda conto che solo una maggioranza di centrodestra potrebbe farla”.

Ma per il premier Giuseppe Conte, “quella della giustizia è una riforma da fare, anche con l’opposizione, ma non a caldo. Lavoreremo con Bonafede e i nostri alleati per elaborare una riforma che deve essere meditata per bene, non bisogna agire per reazioni emotive, a caldo”.

A margine del salone aeronautico di Le Bourget, alle porte di Parigi, il presidente del Consiglio sostiene che si debba “lavorare nel segno di una netta linea di demarcazione tra politica e giurisdizione, non devono esistere zone di contiguità”. Conte ha aggiunto che “sarebbe bello anche l’apporto dell’opposizione”.

Intanto, Cgil Cisl e Uil hanno proclamato lo sciopero nazionale dei lavoratori del ministero della Giustizia per il prossimo 28 giugno, “data l’assenza di soluzioni e confronto col ministro Bonafede, e l’immobilismo sulla road map di interventi stabiliti e condivisi dal 2017 con il ministero”. Negli uffici giudiziari del Lazio già mancano oltre mille unità. “Abbiamo denunciato da tempo – commentano le categorie regionali del pubblico impiego di Fp Cgil, Cisl Fp, UilPa – la crisi occupazionale attuale e il preoccupante quadro delle fuoriuscite, aumentate dall’ingresso di quota100. Solo nel distretto di Roma, a inizio 2019 si registrava già il 23,56 per cento in meno del personale previsto. Dalla Cassazione, alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, alla Procura generale della Repubblica presso la Suprema Corte: in tutti gli uffici giudiziari centrali di Roma, le carenze vanno dal 40 al 100 per cento, come nel caso del Tribunale superiore delle acque”.