Attento, Matteo!

Non so a voi ma in questi giorni capita di rimpiangere quelli della Prima Repubblica, belli tracagnotti, attempati, miopi e con la calvizie incipiente già a trent’anni. Quelli con l’eloquio moscio, con la riflessività di un filosofo d’altri tempi, con lo sguardo perennemente perso all’orizzonte ma che almeno due calcoli se li sapevano fare; magari facevano debito pubblico ma non difettavano in strategia e lucidità di analisi. Quanto giovanilismo straccione in questo tempo buio, quanta vacua banalità. Ah già, ma almeno il buco in bilancio migliora? Manco per niente, sono inadeguati su ogni fronte, dei perfetti buoni a nulla e quindi capaci di tutto, anche di improvvisarsi ministri. Ormai siamo diventati di poche pretese nel senso che da costoro non ci aspettiamo più nemmeno soluzioni geniali ma almeno il minimo sindacale: sarebbe bello se almeno sapessero fare i propri interessi mentre questi si fanno arrestare come dei pivelli alle prime armi dopo aver fatto operazioni da ladri di polli (lo scandalo in Umbria docet).

Una volta, quando tutto mancava, una certezza ce l’avevi: a sinistra avranno anche una visione distorta della realtà ma almeno sono dei professionisti, dei quadri e dirigenti preparati e in grado di far sognare il proprio popolo, dei cani da tartufo che fiutano il contenuto e lo sanno porgere con una ineguagliabile capacità di comunicazione. Adesso questi brancolano nel buio: passano da Greta - ma la menata green non vende - fino a Simone - ma non sfonda perché nelle periferie sono incazzati – passando per il pericolo fascista che è una cagata pazzesca manco fosse la Corazzata Potemkin del Secondo tragico Fantozzi. In mancanza d’altro si attaccano ai migranti e a quanto è cattivo Matteo Salvini, ma nessuno li ascolta.

Quest’ultimo non è che abbondi in senso pratico negli ultimi mesi: i sondaggi dicono chiaramente che il travaso di voti dall’alleato di governo comincia a non funzionare e che l’opera costante di interdizione dei Pentastar procura un principio di severo malumore nel suo elettorato. Dal ministro Elisabetta Trenta, che insieme a Giggino Di Maio vuole riaprire i porti ai migranti, passando per la flat tax che non parte, gli elettori si sono accorti che Salvini fino ad oggi ha fatto il bello e il cattivo tempo perché i pentastellati sono stati remissivi.

Adesso che, per tattica elettorale o per moto d’orgoglio, il Movimento Cinque Stelle ha iniziato a puntare i piedi su tutto, il leader leghista ha smesso di apparire come l’uomo forte capace di scansare quel branco di inconsistenti mocciosi grillini guidando indisturbato il Paese.

Che si tratti di ammuina pre-elettorale o che si tratti di divergenze reali, l’elettorato di riferimento si sarebbe aspettato forse una reazione più veemente da parte di Salvini. Reazione che invece non è arrivata o rischia di arrivare fuori tempo massimo. E se addirittura non dovesse proprio arrivare, rischierebbe di dare l’impressione che l’alleanza con i Cinque Stelle sia qualcosa di più organico rispetto alla momentanea e contingente causa di forza maggiore. Che a Salvini piaccia o meno, il suo popolo si sente di centrodestra e non ci tiene assolutamente a sacrificarsi sull’altare dell’alleanza gialloverde se questa non dovesse più risultare strumentale.

Ma questo l’uomo nuovo non l’ha capito ancora, difetto di analisi che potrebbe risultargli fatale.