Velleità e ipocrisie cattocomuniste

A pensar male è peccato, però… Insomma, vedremo come finirà l’inchiesta sulla “Mare Jonio”, certo la puzza di bruciato non manca.

Ciò che invece stizzisce è la reazione ipocrita contro Matteo Salvini dei cattocomunisti, convinti come sempre di essere gli unici depositari della giustizia e della verità nel mondo. Bene, noi con Salvini non siamo stati teneri, non abbiamo perso botta per criticarlo, senza peli sulla penna, ma se c’è un tema sul quale lo affianchiamo è proprio quello dell’immigrazione. Ecco perché parliamo dell’ipocrisia e del falso buonismo dei cattocomunisti, che non solo non ammettono la colpa di aver provocato, con l’accoglienza incontrollata, la reazione di un Paese intero, ma spudoratamente insistono.

Eppure se hanno perso voti ed elezioni, se hanno generato rabbia e timore, se l’Italia è diventata un rifugio per una enormità di sconosciuti, accolti e abbandonati, fuggiti e sparpagliati, in favelas, accampamenti, parchi, periferie, dal nord al sud, è colpa loro. Insomma i cattocomunisti sono così ottusi dal non voler nemmeno rimediare agli sbagli che hanno esasperato gli italiani, tanto da condurli alle posizioni elettorali note, evidenti e condivise. Ecco perché diciamo dell’ipocrisia di sinistra, sommata al clerico pensiero, un combinato disposto che predica bene e razzola male, anzi malissimo.

Del resto basterebbe osservare la Chiesa e ciò che le succede dentro, dalla vergogna sulla pedofilia, alla debolezza nella difesa dell’identità, quella giudaico cristiana, radice e baluardo dell’Europa e dell’Occidente. Insomma, dalla “falsa donazione di Costantino”, agli scandali, attuali e secolari, alla scarsa tutela della identità cristiana, di riflessioni sulla ipocrisia ce ne sarebbero eccome, sull’accoglienza poi non ne parliamo. Per questo la sinistra si è fusa al catto pensiero, la congiunzione è stata sulla doppiezza reciproca, l’assunto di un “Cristo comunista” trasformato in un blasfemo cavallo di battaglia, un passe-partout politico elettorale. Una chiave d’accesso per annunciarsi detentori del giusto e dell’assoluto, potendo fingere di combattere povertà ed emarginazione, sapendo però di averne bisogno, eccome, perché senza non ci sarebbe ragione d’esistere per loro. Del resto cosa farebbero i cattocomunisti in una società prospera e impegnata, in un consesso di benessere e lavoro, sviluppo e civile convivenza, giustizia e valori condivisi. Ecco perché attaccano la ricchezza, predicano la cultura dell’assistenza, anziché quella della crescita e dello sviluppo, perché spingono al centralismo leviatano piuttosto che alla libera iniziativa.

Concludendo, l’accoglienza illimitata e incontrollata non serve, non funziona, è pericolosa e lo vediamo, l’Africa va aiutata in Africa, inutile girarci intorno con buonismi fasulli. In chiusura una domanda ai pontificatori di bontà e di giustizia: se in Libia esistono come esistono campi di tortura, centri di sterminio e sofferenza disumana, tratta di persone e schiavitù, perché non si interviene tutti insieme? Perché non porvi fine?