Di Maio: “No ai condoni, meno tasse”

Luigi Di Maio rassicura Matteo Salvini sulla Flax Tax. Il leader pentastellato, in un’intervista al Corriere della Sera, prova a ricucire lo strappo con il segretario leghista. “La paternità dello Sblocca cantieri – sostiene il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico – è del ministero delle Infrastrutture e del Mise. Ecco perché vi abbiamo lavorato noi. Di fronte alle buone proposte, pronti ad accoglierle, ma condoni no, non li faremo passare. È nel contratto e bisogna lavorare per portarla a casa. Con le nostre proposte possiamo farcela e lavoreremo insieme alla Lega per trovare una soluzione”.

Di Maio è convinto che il governo andrà “avanti altri 4 anni”. Secondo il leader grillino “non bisogna lasciarsi andare in promesse alla Berlusconi. Abbiamo fatto il reddito di cittadinanza, quota 100 e abbasseremo le tasse, noi come M5s abbiamo un progetto per l’abbassamento delle aliquote e il coefficiente familiare”. Per Di Maio, “bisogna aiutare le famiglie con ogni strumento possibile. Questo conta. Non è un nome di una misura che fa la differenza, sono i contenuti e i fini. L’importante è abbassare le tasse e subito”. Il ministro pentastellato smentisce che lo Sblocca cantieri contempli solo nove opere: “C’è tutta la revisione urgente del codice dei contratti pubblici. Questo permetterà di allargare il perimetro degli sblocchi. E poi non si fa mica tutto per decreto, l’incontro con i presidenti di Regione è servito ad individuare insieme altre aree di intervento”.

Di Maio parla anche del confronto italo-cinese. “La Lega – sostiene – non l’ho capita: il memorandum serve a spingere il nostro Made in Italy in mercati dove ancora non arriviamo, perché mettersi di traverso? Sono felice che poi abbia compreso l’importanza della questione”. Quanto ai disordini di Parigi, il leader grillino, per la prima volta marca una differenza con i gilet gialli, condannando gli scontri di sabato negli Champs Élysées. Infine, condivide l’idea di Giuseppe Conte di proporre un salario minimo anche in Europa: “La retribuzione dignitosa di un lavoratore – conclude – è un diritto. La misura non peserà affatto sulle famiglie, questa è una bugia”.