Tav, due analisi diverse: esplode il caso Ponti

La Tav è diventata materia incandescente. Il governo gialloverde ora si trova ad affrontare il caso di Marco Ponti. Il presidente della società che ha curato l’analisi costi-benefici per conto del ministero dei Trasporti ha scritto due versioni dello stesso studio. Da una parte ha redatto un documento di 78 pagine in cui la Tav viene bocciata, e in cui si parla di perdite per 7 miliardi dovute alla Torino-Lione. Dall’altra, con la sua società, la Trt, ha collaborato alla redazione di un altro testo di 116 pagine per Bruxelles. Il dato sconcertante risiede nel fatto che, in questo secondo documento promuove l’opera per posti di lavoro, tempi di percorrenza e benefici per il territorio a livello economico.

Secondo uno studio della Commissione europea rivelato dal Tg La7, il documento dell’Ue ha ottenuto anche il via libera della società di Marco Ponti, che ha messo a segno l’analisi costi-benefici per il governo dando parere negativo sull’opera. Con il corridoio Mediterraneo, che va da Gibilterra a Budapest, lo studio stima che al 2030 si potrà ottenere un risparmio di tempo del 30 per cento per i passeggeri e del 44 per cento per le merci. Nei prossimi dieci anni, per ogni miliardo investito nel cantiere, verrebbero creati 15mila posti di lavoro, senza considerare l’indotto sul territorio. Intervenuto a Mattino 5, sulla rete ammiraglia di Mediaset, lo stesso Ponti ha detto: “Quella non è una analisi costi benefici, ma sull’impatto, che si basa su analisi di valore aggiunto, che nulla hanno a che fare con la analisi costi-benefici. Non ci sono i costi in quella analisi lì. Non misura i costi, ma il traffico, l’occupazione e l’impatto sulle imprese, la analisi di impatto si occupa di ipotesi di valore aggiunto”.