Nì-Tav: ovvero la mezza Tav

Dalle discussioni del “Bar dello Sport”, la questione No-Tav/Sì-Tav è diventata alternativa di Governo, lotta a coltello all’interno del Governo. C’è un Governo No-Tav ed uno Sì-Tav. O forse un Esecutivo No-Tav ed una opposizione “pseudo-governativa” Sì-Tav.

Scadono i termini per i bandi di gara di appalti. Si discute (per modo di dire: ve lo immaginate Danilo Toninelli che, nientemeno “discute”?) ad oltranza. Pare che il cosiddetto Presidente del Consiglio Giuseppe Conte farà da mediatore.

Mediatore va bene. Ma quale può essere il risultato di una “mediazione”? Questo mi pare sia il problema. Quale è una via di mezzo tra fare e non fare la Lione-Torino? La prima cosa che viene alla mente è farne metà. Ma l’opera è già stata iniziata. In fondo farne metà sarebbe lasciare le cose poco diverse da come sono. Potrebbe farsi la linea ferroviaria, ma senza la velocità. Treni a vapore. A carbone. Oppure solo treni-merci o solo treni passeggeri.

Un’altra soluzione “mediana” potrebbe essere quella di prevedere l’uso di un solo senso della linea, che so, per i passeggeri diretti in Francia. Al ritorno i treni dovrebbero essere vuoti. Magari così inquinerebbero di meno. Poi c’è l’ipotesi che non se ne faccia niente (un No-Tav esplicito o implicito, che so, in un rinvio ad altre generazioni).,

Si potrebbe, intanto, redigere una collezione di foto e documenti sulle opere incompiute, in cui, ovviamente la No-Tav avrebbe il posto d’onore (si fa per dire). Ma per compiere un’azione di mediazione adeguata alle mentalità dei contendenti bisognerebbe trovare un arbitro-amichevole (!) compositore, di professione psichiatra. Ché mediare tra cervelli sballati è difficile e faticoso. E inutile.