Che i due non fossero accademici della Crusca lo avevamo intuito. D’altra parte anch’io, pur vantando una discreta conoscenza della lingua del “Bel Paese dove ‘l si suona” non ho mai avuto l’ardire di considerarmi socia della prestigiosissima istituzione che annovera eminenti studiosi ed esperti di linguistica e filologia della lingua italiana. È altrettanto vero che non mi sono mai sognata di avanzare la domanda d’ingresso, laddove possa essere questa la modalità di accesso, anche in virtù del ricordo della famigerata matita a colori rossa e blu che ha determinato specifici incubi nel percorso della mia crescita formativa. Quindi l’indulgenza non può che farla da padrona in queste note.

Ma se siamo stati morbidi come una bistecca congelata col Giggino nazionale, non possiamo sottacere la gaffe del neo segretario nazionale del Pd (esiste, esiste ancora ed è una fortuna per la democrazia vedere una moltitudine di persone ai gazebo e non dovere immaginare qualcuno alla tastiera di un computer). Ebbene, il nostro presidente-commissario-segretario, sicuramente stanco per le recenti competizioni elettorali, ha inanellato, neanche fosse una cipolla in pastella, una gaffe lessicale: “I bandi non si interrompino: sarebbe criminale pensare di perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro”. Lo ha detto appunto il neo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, parlando della Tav, al termine dell’incontro a Torino con il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino.

La sinistra non può e non deve sbagliare nella vita quotidiana. Non fosse altro per l’immaginario collettivo di una sinistra buona, buonista, altruista ed ormai quasi affrancata dal fiorentino convitato di pietra, in opportuno silenzio durante le recenti primarie. Ma la critica di una cronista può raggiungere vette inesplorate quando si mette di punta, non tanto per attaccare Zingaretti – non avendo alcuna intenzione di arruolarmi in queste truppe d’assalto – ma almeno per rendere l’onore delle armi al Giggino che, molto spiegabilmente e a buon titolo non accademico, stava assurgendo a simbolo dell’italico vizio di confondere il congiuntivo e la congiuntivite magari pretendendo di curare la malattia oculare rispolverando il mitico Zingarelli. Mannaggia, è proprio vero che bastano due consonanti e guarda come ti cambia la prospettiva! E allora ecco saltare fuori nella rete una perla del 2012: “A me hanno imparato che quando si fanno le scelte politiche e personali”. Gaffe di Nicola Zingaretti nel 2012, quando si candidava a guidare il Lazio, speranzoso di riportare a sinistra l’asse politico della Regione. Si diceva del Giggino: onore delle armi, sfilata, squillo di tromba, picchetto d’onore e via, in attesa di una prossima e certa chicca linguistica. Tanto si doveva per riequilibrare ogni eventuale interpretazione malevola sul vicepresidente del Consiglio e magari per riconoscere, alla fin fine, che è proprio la celebrità dei due politici a rendere attento l’ascolto e la lettura delle loro parole. Un suggerimento agli altri attori della politica: abbandonate ogni pretesa, qualora avanzata, di sostenere un linguaggio aulico e forbito perché non farebbe notizia. Quindi un po’ di strafalcioni aiutano, e via per la meritata fama, tanto le matite rossa e blu non le usa più nessuno.

@vanessaseffer