È partito il “Gran Safari”

Un aspetto scarsamente considerato, per quanto attiene la politica italiana messa in campo dopo le elezioni del 2018, è la colorazione di quello strano materiale capace di unire “a freddo” l’alleanza M5S-Lega: che viene composto calibrando insieme quella montagna di nomine pubbliche che si stanno decidendo in una miriade di Società partecipate dallo Stato, o direttamente, ovvero in maniera indiretta.

Un forte elemento di dote in più a quella “coalizione di diversi”, cioè tra due partiti che indubbiamente hanno delle tensioni programmatiche e prospettiche (con pure elettorati di riferimento) radicalmente differenti tra loro. Questi partiti, è qui il punto, sono tutti intenti solo a consolidare se stessi, in base alla logica “primum vivere deinde philosophari” : le coerenze programmatiche e gli impegni presi con gli elettori possono aspettare.

Il ministero della Economia è - in larga parte - il custode di queste “chiavi d’oro”, da cui non si può assolutamente prescindere e che aprono la porta a quell’altro formidabile potere decisionale che finisce per alimentare poderosamente i Bilanci dello Stato. Anche se - nel corso degli anni Novanta - furono condotte delle importanti azioni di privatizzazione (che hanno coinvolto il capitale privato, spesso fatto accomodare a prezzi di saldo), il ministero coordinato oggi da Giovanni Tria agisce ancora per mezzo di partecipazioni proprie nell’esercizio sia di società a pieno titolo maggioritario (es. Consip), ovvero con prevalenza azionaria entro Società fornitrici di servizi pubblici (es. Poste), oppure, infine, in alcuni settori che sono tutt’ora ritenuti strategici per l’economia nazionale (es. Eni). A ricaduta, a loro volta, questi punti primari di riferimento si incuneano dentro altre società, con proprie rappresentanze (e quote relative).

È per conoscere meglio questa “Mappa del Tesoro” che - a partire dall’ottobre 2017 - viene monitorato l’insieme societario entro cui lo Stato “mette il naso” con proprie quote azionarie: per riferire sulle partecipazioni superiori al 25% del capitale complessivo. È un territorio questo che, a sua volta, va a completare un campo da caccia che non sfugge affatto alle segreterie regionali e locali dei partiti, che di questa linfa vitale si alimentano da sempre, da almeno mezzo secolo. Sì, perché pure in ambito locale vi sono delle importanti strutture operative. Ciò vuol significare che agli ambiti di cui tratta questa nota ve ne sono altri assai consistenti - basti pensare ad Acea o Atac, a Roma - che sono governati anche con il concorso dei partiti.

Ebbene, a tutto il 31 dicembre 2018, il sito web del Mef ha riportato che esso vanta partecipazioni dirette in 30 società e indirette (e /o partecipate da altri ministeri) in altre 166. Per cui sono ben 196 (centonovantasei) le Società direttamente (o indirettamente) “influenzate” dalla maggioranza di governo e che porteranno ad accomodarsi sulle poltrone delle stesse circa mezzo migliaio, al minimo, di persone riconoscenti.

Eccola qui la “Polpa” nazionale su cui il binomio di governo eserciterà la sua influenza : o, meglio, essa configura perfettamente quel “punzone sigillante” che ricongiungerà sempre tutti i presunti punti di frattura. Matteo Salvini, abilmente, si è tenuto le mani libere pure a livello locale: dove già sta miscelando la magica pozione con... una spruzzatina di azzurro.