Non arretrare sulle conquiste fatte dai consumatori

Sono state preannunciate in questi giorni le usuali intenzioni dei gestori di aumentare i prezzi di luce, acqua e gas. Servizi essenziali, questi, per le famiglie e per le imprese, che - come per la telefonia - in Italia, già dalla metà degli anni Novanta (ossia da più di due decenni fa), per ogni crescita ipotizzata in ordine al prezzo e pure alle condizioni in cui essi vengono erogati, vedono entrare in azione dei soggetti terzi: creati da quella politica “sporca e cattiva che c’era prima”.

Sono le cosiddette “Autorità”: degli organi indipendenti, assolutamente imparziali e distaccati dalla politica, sottoposti a tutta una serie di regole stringenti (anche per quel che attiene le pressioni, che sempre vi sono state, ci sono e ci saranno, quando giocano importanti interessi economici ) di nomina dei componenti, di regole e di vincoli, che vigilano - si auspica con imparzialità e rigore - sui mercati. Delle strutture di tutela dei consumatori, create dalla Politica con la “P” maiuscola, che possono essere ben definite il “Nord” in quella bussola che orientò il Legislatore nella introduzione delle misure concorrenziali nel nostro Paese. L’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica” si concentrò proprio sulla introduzione delle norme competitive che, tuttavia, non potevano non mancare di erigere - prima di esse stesse - un solido argine proprio per la salvaguardia dell’indifeso consumatore: l’anello più debole della catena. 

Queste strutture hanno - quale scopo precipuo - proprio quello di vigilare sulla qualità dei servizi resi e sulle giuste condizioni remunerative, di prezzo, che per essi sono praticate. Vennero pure scritte stringenti regole inerenti la nomina e le incompatibilità dei futuri commissari: tenendo gli stessi debitamente distanziati dalla politica anche dopo la conclusione del mandato. Le Autorità di vigilanza, in tal modo guarnite, non hanno mai mancato - fino a ora - al loro dovere sanzionatorio per lo svolgimento di pratiche scorrette (fatturazione mensile ogni 28 giorni) e neppure nel campo dell’informazione ai decisori politici - ogni anno - in ordine alle possibili azioni future, non disegnando neppure la visione su quanto viene praticato all’estero. 

Confidiamo che la “politica del cambiamento”, con l’acqua sporca, non butti via anche questo bambino: magari sottoponendolo ai giochi politici, di un “mercato delle vacche” che non risponderebbe proprio ai principi per cui è stato messo al mondo. Perché la furia iconoclasta che sta devastando la nostra politica attuale non pare corretto - in alcun modo - rappresenti un pratico arretramento di diritti acquisti, a tutela del consumatore, che appartengono già, ormai, al popolo italiano.