Affrancarsi dalla linea tenuta dal mondo occidentale sul Venezuela, abbandonare la Francia con un mozzicone ferroviario in mano della rete dell’Alta Velocità ferroviaria europea, non mancando di “fare l’occhiolino furbetto” allo Zar Vladimir Putin e a una parte dei gilet gialli transalpini anti-Macron, connoterebbe la politica estera che questo Esecutivo (notoriamente brancolante entro di una nuvola oscura anti-europeista) sta portando avanti.

Il risultato di tutto ciò è che, nel mentre si fa largo sempre più velocemente una consistente interruzione della crescita economica mondiale ed europea, l’Italia (zavorrata da un immenso debito pubblico) rischia di auto-isolarsi pure dai Paesi confinanti e pur di far svanire quel poco di credibilità residua internazionale che nonostante tutto aveva.

In una Europa che stenta a raggranellare un misero “+1,5%” per il prossimo anno di crescita economica, il Belpaese - che da sempre ha nelle esportazioni il suo motore di riserva - corre il serio rischio di grippare di brutto. Tutta questa incertezza, continentale e nazionale - avverte Confindustria - rischia di scaricarsi sulla concreta operatività delle imprese e pure sulle aspettative occupazionali che esse muovono per il futuro. Traducendosi in una bassa propensione verso gli investimenti: tanto strutturali, quanto relativi all’assunzione di nuove leve.

Dove pure un pratico disincentivo per la seconda parte appena citata deriverà dalla introduzione di quel piccolo parassita intestinale salutato dal Movimento 5 Stelle come un salutare ricostituente: il reddito di cittadinanza, che sta già minando (se ve ne fosse ulteriore bisogno) la solidità della vita di coppia, soprattutto nel Meridione.

Gli indicatori economici dell’Ambrosetti Club (che monitorano costantemente 350 imprenditori) hanno evidenziato come una previsione prospettica che era - di fatto - stagnante nei mesi successivi alle ultime elezioni politiche (sicuramente perché i datori di lavoro stavano studiando i versanti su cui si stava faticosamente incamminando l’Italia), sia precipitata in basso, a un livello rasoterra: di fatto stroncando qualsiasi illusione ottimistica futura.

“Sarà un 2019 bellissimo” (nonostante tutti affermino il contrario), ha detto il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che continua a non rendersi conto di quanto incida - su di ogni previsione prospettica di crescita - l’investimento privato industriale e commerciale e quanto esso derivi dalla carenza di indicazioni chiare e condivise da parte delle forze di governo: di fatto contrapposte, in una campagna elettorale permanente.

Il secondo stadio del razzo “bipolarismo italiano”, in tal modo, rischia di far involvere il mezzo verso il basso, puntando direttamente verso lo schianto finale.