Un avvocato del popolo per Genova

La tragedia del Ponte Morandi risale al 14 agosto. Da quel momento, la priorità del Governo avrebbe dovuto essere la ricostruzione del viadotto nel più breve tempo possibile e il contenimento degli impatti economici derivanti dall’interruzione della viabilità. Sarebbe stato ragionevole che il governo, mentre si procedeva ad accertare le responsabilità del concessionario, pretendesse un intervento rapido e preciso, aprendo nel frattempo un confronto anche duro sulla quantificazione dei risarcimenti. Quella era la strada che poteva portare a una rapida ricostruzione del ponte.

Il Governo ha fatto un’altra scelta: ha optato per un forte investimento politico nell’esclusione di Autostrade dai lavori, privilegiando la lotta ai cattivi capitalisti alle necessità del territorio. Poi ha perso 50 giorni per produrre un decreto che, come è evidente anche dalle richieste del neo-nominato Commissario Marco Bucci, rischia di esporre la realizzazione dell’opera a un lungo calvario legale.

Il Decreto sostanzialmente ruota attorno a tre punti: i) l’esclusione non solo di Autostrade, ma di tutti i concessionari autostradali dagli appalti; ii) l’imputazione di tutte le spese ad Autostrade, a prescindere dagli esiti del procedimento giudiziario; iii) una deroga dalla normativa nazionale ed europea di estensione mai vista prima, per consentire al Commissario di raggiungere l’obiettivo nel rispetto dei vincoli citati. Ora, è evidente che ciascuno di questi punti apre enormi incognite: gli inevitabili ricorsi di Autostrade (sia sull’esclusione, sia sul conto da pagare) e degli altri concessionari, e tutti i rischi derivanti dall’estrema discrezionalità inevitabilmente lasciata al Commissario, che a sua volta lo esporrà a contenzioso con le imprese che riterranno che i loro interessi siano stati violati. Le debolezze del Decreto sono già evidenti: da un lato il Commissario chiede modifiche per ampliare la platea delle imprese che potranno essere coinvolte (e dunque evitare il rischio di lasciare irragionevolmente fuori aziende con competenze potenzialmente utili). Dall’altro è lo stesso ministro Danilo Toninelli che, pur dicendosi sicuro che Autostrade pagherà il conto, chiede l’esclusione degli investimenti necessari dal calcolo del deficit. È evidente che tale richiesta nasce dalla consapevolezza che almeno inizialmente i soldi andranno anticipati dalla finanza pubblica, distogliendoli da altri utilizzi.

Il paradosso del Decreto è che il governo, concentrandosi sull’esibizione del capro espiatorio, ha messo Genova nella condizione di avere il ponte in tempi più lunghi e con costi probabilmente più elevati. Cercasi avvocato del popolo.

(*) Editoriale a cura dellIstituto Bruno Leoni