Grillini incompetenti e leghisti intrappolati

Dell’incapacità amministrativa dei grillini si sapeva tutto, perfino a Roma hanno smesso di accampare la scusa del tempo, due anni e mezzo bastano e avanzano, e quando la Capitale tornerà al voto il Campidoglio Beppe Grillo se lo scorda.

Dunque l’incompetenza politica e gestionale dei pentastellati non stupisce, s’è visto a Roma come a Torino e a Livorno; oltretutto le ricette sono stataliste, veterocomuniste e fuori dal tempo, una scriteriatezza e basta. Del resto è il caso del “reddito”, se manca lavoro pensare di crearlo con l’assistenza e la paghetta di Stato è roba da mondo comunista, insomma da gosplan.

L’assistenzialismo che serve, eccome, funziona solo se affiancato e sostenuto da un robusto e costante piano di sviluppo e di crescita, che lo contemperi per tempo, qualità e quantità, sennò è un fallimento. Pensare di applicarlo col reddito grillino, oltretutto a debito e senza uno straccio di programma per creare lavoro, è una sciocchezza economica che peggiorerà il futuro del Paese. E non si dica dei criteri d’applicazione, dei distinguo, dei controlli e dei centri dell’impiego, perché su questo da noi viene da ridere. In Italia per mettere in piedi un sistema funzionale per la verifica dei requisiti, affiancato da centri per l’impiego e per la formazione, attrezzati ed efficienti, è roba da marziani e da tempi biblici.

Come se non bastasse, senza lo sviluppo e gli stimoli all’intrapresa c’è poco da offrire e poco da selezionare, ecco perché per come è fatto il reddito non funziona; e oltretutto non siamo la Germania. Insomma, portare l’esempio dei tedeschi per sostenere il reddito da noi, più che risibile è comico, fare un confronto tra i due sistemi sarebbe solo tempo perso. Fare debito e deficit così non può andare, inutile arrampicarsi sugli specchi e accusare i mercati e la stampa di complotto, quale complotto se sbagliando si offre il destro alla sfiducia e al declassamento.

Qui non si tratta di superare il due per cento, si tratta di come e dove lo si spende, si tratta di dove e come rientrerà la spesa e con quale plusvalenza, punto. Ecco perché diciamo che al netto di tutto ciò ci sorprende la Lega che si è fatta intrappolare dall’incapacità grillina e dalla rincorsa elettorale dei pentastellati. Quest’alleanza non va bene per il Paese, né per la Lega, Matteo Salvini non s’illuda, oggi il favore elettorale sale e scende con velocita spaziale, basta poco per tornare indietro, basta poco per dire durerà? Durerà caro Salvini, senza flat tax, senza aver spazzato la “Fornero”, senza il saldo e stralcio di cartelle, senza federalismo, senza un piano di sostegno all’intrapresa? Durerà il consenso, caro Matteo, senza un aiuto al credito d’impresa, un abbattimento degli adempimenti, senza la riforma della giustizia e della burocrazia, senza la chiusura degli enti che costano solo e non servono a niente?

Insomma Salvini, il suo successo durerà lo stesso, quando la gente s’accorgerà di aver portato a casa poco o niente? Quest’alleanza è utile ai grillini e basta, al loro concetto di Paese statalista, pauperista, centralista e assistenzialista; un Paese però che per via loro riderà oggi per piangere domani.