Csm: elezione vicepresidente ancora in alto mare

Non c’è ancora chiarezza su chi sarà il vicepresidente del prossimo Consiglio superiore della magistratura, che si insedierà il 25 settembre prossimo con la tradizionale cerimonia al Quirinale. Né tra quali candidati dei laici eletti dal Parlamento a luglio si giocherà davvero la partita, la cui deadline è rappresentata dal 27 settembre, data in cui il nuovo plenum dovrebbe eleggere il successore di Giovanni Legnini.

“Siamo ancora in alto mare” dicono all’unisono, senza nascondere la loro preoccupazione, i nuovi consiglieri togati che oggi hanno messo piede a Palazzo dei marescialli, la gran parte per la prima volta. L’occasione un plenum straordinario del vecchio Csm, il cui mandato scade il 24, sul ruolo di avvocati e magistrati ai tempi delle leggi razziali, a 80 anni dalla loro emanazione. Per l’elezione del vicepresidente i togati, cioè i consiglieri che vengono dalla magistratura, sono determinanti: almeno nelle prime due votazioni occorre la maggioranza assoluta, cioè 14 voti, e loro sono 16 rispetto agli 8 laici e ai 2 componenti di diritto, il primo presidente e il Pg della Cassazione. Ma stavolta è un fattore esterno a rendere difficile la scelta: l’“anomalia”, che tanti dei consiglieri presenti oggi a Palazzo dei marescialli evidenziano, costituita dal fatto che diversamente dal passato il partito di governo che ha espresso il maggior numero dei laici, cioè in questo caso il Movimento Cinque Stelle con tre eletti, non ha indicato chi di loro è il candidato alla vicepresidenza del Csm. Con il risultato che al momento sono tutti e tre di fatto in campo: tra Alberto Maria Benedetti, Filippo Donati e Fulvio Gigliotti, tutti docenti universitari, “nessuno si è chiamato fuori”, racconta uno dei nuovi consiglieri. Per ora chi ha scoperto le carte, proponendo ai togati la propria candidatura è Alessio Lanzi, avvocato e docente alla Bicocca di Milano, eletto in quota Forza Italia. E in pista viene ritenuto anche David Ermini, che è stato il responsabile Giustizia del Partito Democratico.

Nel nuovo Csm i gruppi dei giudici più consistenti e dunque destinati a pesare di più sono Magistratura Indipendente e Unicost con cinque consiglieri ciascuno. Tutti e due così come Area (che di consiglieri ne ha 4) lavorano per una convergenza unitaria dei togati su un unico candidato. E temono che Autonomia & Indipendenza, il gruppo guidato da Piercamillo Davigo, e rappresentato al Csm anche da Sebastiano Ardita, possa smarcarsi. Oggi a Palazzo dei marescialli c’erano sia Davigo sia Ardita ma non avrebbero fugato il dubbio dei colleghi.