Né a destra né a sinistra

Il problema che la giustizia sia (per così dire) a destra non si è mai posto, semmai si è posto il contrario e con qualche ragione.

Del resto basterebbe rileggere fRANCESCO Misiani e la toga rossa, così come molta altra letteratura sul tema, per capire meglio. E poi chissà, forse non fu nemmeno “un caso” che Togliatti nel ’45 pretese il ministero di Grazia e Giustizia, oppure che da Tangentopoli alcuni partiti uscirono indenni, oppure ancora che sui Governi di centrodestra si siano abbattuti fulmini e saette.

Sia chiaro, si tratta solo di ipotesi, perché non v’è dubbio che la nostra magistratura sia composta nella gran parte da giudici esemplari, preparati, specchiati e impegnati al limite delle possibilità. Sia come sia, però, il problema del rapporto conflittuale fra politica e giustizia da noi esiste eccome e non si risolve solo con la frase: difendersi nei processi e non dai processi.

Insomma, la questione del confronto spesso acuto e imbarazzante non si risolve così, perché viene da lontano e dalla necessità di riscrivere la nostra Carta fondamentale. Obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere, responsabilità civile dei magistrati, struttura del Consiglio superiore della magistratura, insieme al potenziamento e ammodernamento di mezzi e uomini, dovrebbe essere l’oggetto di una grande riforma. Ecco perché limitarsi a dire che bisogna difendersi nei processi anziché dai processi è riduttivo e fuorviante. Oltretutto la giustizia in senso alto e lato è ovviamente molto di più del solo “processo”.

Insomma, piaccia o meno, il tema dei rapporti fra politica e giustizia, aule del Parlamento e aule dei tribunali, esiste e va affrontato. Come andrebbe affrontata e risolta la troppa disinvoltura con cui si è passati dalla magistratura al Parlamento e viceversa, oppure la partecipazione alle convention di partito oppure ancora il protagonismo televisivo di alcuni magistrati. Per farla breve, servirebbe una seria e grande riforma di tutto il capitolo e il Parlamento, che nello stato di diritto è l’organo sovrano, anziché ingaggiare zuffe con i magistrati, dovrebbe procedere con la riforma della giustizia, punto e basta.

Ecco perché Matteo Salvini, piuttosto che protestare o meravigliarsi, dovrebbe porre al suo alleato Luigi Di Maio la questione giustizia come essenziale per Governo e maggioranza. La risposta non è detto che sia scontata, chi vivrà vedrà.