Fuffa, cipria e qualche sciocchezza

Caro Presidente Conte, che Lei ostenti ottimismo mentre nel suo Governo si straparla e si prepara una spolverata di cipria da offrire agli italiani, non rassicura affatto. Paragonare per esempio i nostri emigrati a quelli che da anni arrivano in Sicilia è una castroneria da cattocomunista. I nostri nonni si imbarcavano con tutti i documenti su bastimenti e treni regolari e avevano sempre un mestiere certo da offrire, lo facevano con l’umiltà e con la voglia di farsi strada, col rispetto e la fatica di chi spera in un futuro diverso. Non pretendevano, non urlavano né manifestavano sfasciando i centri d’accoglienza, insomma si mettevano in fila e aspettavano con dignità e silenzio che gli fosse accordata una speranza nuova. Ecco perché, disperazione a parte, i due fenomeni sono imparagonabili, al netto ovviamente del diritto per ognuno di essere accolto con umanità, rispetto e soluzioni da Paese civile e democratico.

Insomma caro Presidente, sulla comunicazione sarebbe il caso che ai suoi ministri qualche suggerimento pervenisse. Suggerimenti a parte, però, caro professore, quello che preoccupa è ciò che si prepara da offrire agli italiani, una spolverata di cipria e qualche contentino nella prossima legge di bilancio. Bene, anzi male, dopo aver promesso mari e monti per avere il voto, proporre agli italiani un contentino e un po’ di borotalco pur di tenerli a bada è ridicolo e leggermente ipocrita. Scodellare infatti, una manovra pluriennale con una briciola oggi e il resto si vedrà fra qualche anno, è peggio che ai tempi della Democrazia cristiana, non fosse altro perché nel tempo tutto si può smentire e giustificare.

Come se non bastasse, su certi temi come la Legge Fornero, aspettare 2 o 3 anni per cambiarla davvero è una presa in giro per chi oggi si trova in mezzo ai guai in attesa di arrivare ai 67 anni. Insomma, caro Presidente, un minimo di pudore e coerenza dopo tante promesse ci vorrebbe eccome, per questo la invitiamo a vigilare sulle proposte che girano in seno al suo Governo. Del resto Lei stesso ha parlato di coraggio e sul coraggio non si scherza con nessuno, figuriamoci con gli elettori dopo averli rimbambiti di giuramenti e garanzie.

Creda professore, spezzettare le cose un po’ per volta non solo non serve ma fa arrabbiare, chi ha creduto e ha dato il voto lo ha fatto perché ha bisogno oggi e non fra 2 o 3 anni. Non scherziamo. Presidente, riunisca i suoi ministri e alzi la voce sugli impegni, almeno su quelli più importanti e a costo zero, come la pace fiscale che va fatta subito e senza ipocrisie; altrimenti, stia tranquillo, stavolta non abboccherà nessuno. Insomma, ci appelliamo a Lei e alla sua parola. Coraggio Presidente, vada dritto e tenga botta, noi l’affiancheremo e non faremo sconti.