Il governo è diviso sul problema migranti. Stavolta è Elisabetta Trenta, in un’intervista ad Avvenire, a utilizzare parole che suonano come una sfida al Viminale: “La strada non è chiudere i porti”, afferma.

E in mattinata a La7 anche Luigi Di Maio precisa la sua posizione: “Non vorrei un altro titolo contro ministro dell’Interno. Non è immaginabile che noi chiudiamo i porti a una nave italiana, ma condivido tutte le perplessità di quanto accade nel Mediterraneo”.

“Il Mediterraneo è sempre stato un mare aperto e continuerà ad esserlo - dice Trenta - L’apertura è la sua ricchezza. La strada è regolamentare, non chiudere. La parola accoglienza è bella, la parola respingimenti è brutta. Poi accogliere si può declinare in mille maniere. E si può, anzi si deve, legare accoglienza a legalità”.

La ministra della Difesa avverte Salvini e l’ala intransigente del governo: “L’Italia non si gira dall’altra parte. Non l’ha fatto e non lo farà. C’è il diritto di assicurare un asilo a chi fugge dalla guerra. E il diritto di arrivare e trovare un lavoro. Ho guardato cento volte le foto di migranti e ho pensato sempre una cosa: una famiglia che mette un figlio su un barcone sperando di regalargli la vita va solo aiutata”.

Ma dopo la riunione che si è tenuta in mattinata fra Salvini e il premier Conte, in vista del vertice Ue dei ministri dell’Interno previsto per domani a Innsbruck sul tema migranti, il vicepremier risponde: “Grazie al lavoro fatto, da quando sono ministro, ci sono dati buoni sugli sbarchi: 21mila in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma non mi accontento, voglio fare ancora meglio”. E aggiunge: “Con Conte c’è una linea comune: rafforzare la sicurezza dei cittadini italiani, ponendo al centro del dibattito europeo il fatto che non possiamo essere lasciati soli”.