Litigare e rimandare, pessima idea

Pessima idea, quella dei vicepremier, di litigare sulle proposte e rimandare le promesse solenni fatte in campagna elettorale. Perché sia chiaro, dall’inizio del mandato, il governo ha disposto solo il “Decreto dignità”, sul quale, appunto, litigano i penta-leghisti. Così come litigano sulla giustizia, sui voucher, sulla chiusura dei porti. Insomma, sembra il preludio di una sinfonia, simile ai primi tre movimenti della “Nona” di Beethoven. Eppure, al di là di questa sciatteria politica, quello che preoccupa e indigna, è il buio totale sulla composizione dei provvedimenti, assicurati sul rosario prima del 4 marzo. Anzi, a dirla tutta, preoccupa e indigna, l’annuncio quotidiano della loro realizzazione entro il quinquennio parlamentare. Sia chiaro, ogni governo dispone dei cinque anni, tanto costituzionali quanto teorici. Ma in genere le promesse salienti della campagna elettorale, sono quelle che si attivano subito per rispetto del voto che si è chiesto. Oltretutto, alcune di queste promesse solenni, pace fiscale, l’abolizione della legge Fornero, Flat tax, realizzate adesso oppure entro la legislatura, possono cambiare radicalmente le aspettative e la vita della gente. Infatti, l’attesa sulla chiusura delle liti con l’Agenzia delle entrate, sta già creando grossi problemi ed esasperazioni, vista la coincidenza con le scadenze della rottamazione fiscale. Per non parlare della legge Fornero, sulla quale si è chiesto il voto agli elettori, garantendone l’abolizione immediata, addirittura come primo atto di governo. Inutile, a tale proposito, spiegare cosa significhi, per chi è “esodato”, per chi a 63 o 64 anni non ha pensione né lavoro, per chi deve decidere sulla vergogna dell’Ape social. Insomma, per le migliaia di persone, che per vecchiaia o anzianità, aspettano la pensione.

Parliamo di tutti quei poveri cristi, che, dalla sera alla mattina grazie alla “bravata” di Monti e Fornero, si sono ritrovati in un mare di guai, ad un passo dal traguardo e spesso senza lavoro e senza prospettive. Ecco perché chiediamo serietà a Salvini e a Di Maio, che hanno incassato il voto sulla garanzia del loro impegno d’onore alla realizzazione rapida dei provvedimenti sbandierati. Adesso e subito, qui e ora, hic et nunc, i due vicepremier devono dirci tutto della pace fiscale, dell’abolizione della Fornero e della Flat tax. Restare vaghi e rimandare al quinquennio, francamente sa di “pagliacciata”, troppo facile e ingiusta. Si tratta di parola data, si tratta di serietà verso chi deve sapere come e quando, per programmarsi la vita, si tratta di coerenza elettorale e di vicinanza ai problemi della gente. In una parola, si tratta di credibilità. Cari Di Maio e Salvini, l’alternativa di procrastinare, di annaspare nel quinquennio, di lasciare tutti in sospensione, sarebbe solo l’ennesima “pagliacciata” di un gattopardo che non muore mai. Datevi da fare e subito. Prima è meglio è.