Governo barbarico al via

Il Governo Conte (cioè pseudo-Conte) ha “preso il via” non certamente nel migliore dei modi. E, probabilmente (ogni valutazione in proposito è sempre un po’ azzardata) non riuscendo ad andare incontro a quei movimenti della pubblica opinione che hanno consentito alle forze politiche di cui esso è espressione (e quale… proprietà privata contrattualmente regola…!) in modo tale da soddisfarne le attese, in verità vaghe e di difficile soddisfazione.

L’esito delle elezioni di domenica scorsa, benché esse rappresentassero un test assai modesto, sono in linea con tale constatazione. Che cosa possiamo rilevare e quale preoccupazione ne risulta aggravata o attenuata?

Intanto tutto porta a concludere che le stravaganze, le rozzezze, le storture delle vicende della crisi, se hanno prodotto quell’atteggiamento di sollievo al momento in cui, alla fine, un governo purchessia si è riusciti a vararlo, hanno giovato assai di più alla naturale e sperimentata grossolanità, all’arroganza di Salvini e della Lega che non al Movimento Cinque Stelle, e al suo “capo politico” (?) Luigi Di Maio, che dalla gestione della crisi era uscito con un attestato “di buona condotta”, con il riconoscimento di essere “meglio trattabile del previsto”, più malleabile.

Ciò non è affatto contraddittorio. Ognuno deve fare il proprio mestiere ed è, in fondo, giudicato secondo il metro che il mestiere fa delle qualità di chi lo esercita. Per l’opinione pubblica che si riconosce nei Cinque Stelle, alla fine e ad ogni buon conto, ciò che “piace” sono i “vaffa” di Beppe Grillo. Il Movimento è indiscutibilmente “antipolitico”. L’adattarsi alle “esigenze” della “politica” possono essere usate per polemizzare con gli altri. Ma rappresentano un passo indietro, qualcosa di fastidioso e difficilmente digeribile per il popolo grillino.

Questo atteggiamento è controbilanciato, indubbiamente, da quanti, invece, “si adattano” lasciando altre sponde politiche perché “vogliono sperare” che “il diavolo non sia poi così brutto come lo si dipinge”. Lo abbiamo scritto ripetutamente. Si direbbe che, al momento, quest’ultimo moto sia meno rilevante ed incisivo dell’altro.

E forse sono le sparate di Matteo Salvini, le sue gaffe (quella sulla Tunisia e certe modalità di gestione dell’affare delle navi respinte) i suoi toni arroganti, in linea con la sua figura e con quanta di essa gli elettori della Lega avevano accettato ed applaudito, a far prevalere il “prestigio” (si fa per dire), di Salvini sulla duttilità dell’alleato Di Maio.

Queste considerazioni non sono affatto consolatorie ed ottimistiche. Intanto dall’arroganza e dalla grossolanità insuperabile di Salvini e della Lega abbiamo da aspettarci guai per tutto il Paese e non solo mete gaffe del personaggio di questa arrischiata “commedia dell’arte”. Quello che conta, infatti, non sono i particolari del comportamento dei protagonisti di questo sciagurato “fare politica”.

È la fase in sé, è il populismo di ambedue i compari la loro profonda antipolitica, la loro indifferenza profonda per i valori della libertà. Concludendo: da questi primi passi il Governo potrà risultare un pochino diverso rispetto alle considerazioni fatte alle sue origini, alla natura della parte politica che esprime, alle figure dei suoi protagonisti. Ma non certo migliore. E tale da suscitare minori repulsioni ed allarme. Il peggio deve ancora venire. E non sarà solo quello che i due compari ci vogliono ammannire. La sciagura che essi rappresentano è più grande assai di loro.