Italia-Nato: alla ricerca di un nuovo equilibrio

Il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in visita a Roma, ha incontrato per la prima volta i vertici italiani. Dapprima il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, successivamente il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro della Difesa Elisabetta Trenta. L’incontro ha fatto seguito alla riunione dei ministri della Difesa della Nato svolta a Bruxelles nei giorni scorsi in cui si è affrontato il futuro della cooperazione Ue-Nato e l’adattamento dell’Alleanza atlantica.

Il nuovo ministro della Difesa dell’Italia, Elisabetta Trenta, ha subito spiegato la “nuova” posizione italiana all’interno dell’Alleanza atlantica. Il ministro, infatti, ha chiesto una Nato “più versatile e flessibile, che non guardi solo ad Est, ma inizi a guardare anche a Sud”. Una riflessione, quest’ultima, di carattere strategico ed operativo: in particolare nella regione del Mediterraneo, attraverso il raggiungimento della piena operatività dell’Hub regionale per il Sud con sede a Napoli e la conservazione delle prerogative dei Centri di comando in Italia. In relazione, invece, ai rapporti tra Nato e Ue, il ministro Trenta ha chiesto “un rafforzamento della cooperazione e un approccio strategico condiviso a tutte le crisi evitando così duplicazioni operative”.

Il presidente Conte, al contrario, ha definito meglio ciò che era emerso all’indomani del G7 in Canada, ovvero la sua apertura verso la Russia. Il presidente del Consiglio ha osservato come “la Russia abbia un ruolo essenziale in molti teatri di crisi internazionali. Senza il suo coinvolgimento riteniamo difficile, se non impossibile, giungere a quelle soluzioni politiche che di tali crisi rappresentano l’unica via d’uscita realistica e durevole”. Sempre in merito alla Russia, Conte ha invitato a “non dimenticare che il dialogo tra Paesi non può riguardare solo le istituzioni. La fermezza e le misure restrittive, quando necessarie, devono essere comunque uno strumento in un quadro complessivo di azione e non possono mai divenirne un fine” e “non devono deprimere lo sviluppo di sane e feconde relazioni tra società civili”.

Indubbiamente le nuove strategie politico-militari della difesa europea messe in atto negli ultimi anni richiedono un adattamento dei rapporti già esistenti, senza però mettere in discussione la presenza e l’impegno delle formazioni Nato, Onu e Ue. Non lo mette in discussione l’Italia, né lo auspica il vertice dell’Alleanza atlantica che ancora dimostra fatica ad accettarlo. Una cosa è certa, la polarizzazione militare est-ovest è definitivamente tramontata e l’Europa ha scelto una sua autonoma strategia difensiva e militare. E le sfide contemporanee per i Ventotto paesi Ue sono la sicurezza cibernetica e informatica oltre a quella per la lotta al terrorismo.

Il Segretario generale Stoltenberg, infine, ha espresso gratitudine ed ammirazione per i militari italiani, dichiarandosi “colpito dalla professionalità e dalla dedizione dell’Italia a Herat in Afghanistan, nella missione Kfor in Kosovo e l’impegno nella Enhanced Forward Presence (Efp) in Lettonia”.