I due Gigioni

Governo o morte? A volte, paradossalmente, è meglio scegliere l’eutanasia. Le scelte strategiche di “alleanze-non-alleanze”, la cui portata è simile al “contratto prematrimoniale” (tipo: quante volte a settimana la moglie dovrà fare il proprio dovere con il marito), sono valide in ambito privatistico ma non a livello istituzionale, con particolare riferimento all’articolo 95 della Costituzione, comma 1, per cui: “Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri”. Il Premier non può, quindi, né divenire ostaggio di eventuali tutor vicepresidenti, come si vorrebbe dalla sottoscrizione del patto di ferro tra Lega e M5S, né essere equiparato a semplice esecutore di un “contratto di programma” che non lo veda protagonista. Per Salvini-Di Maio non valgono né le metafore dei Dioscuri (destinati a salvare la nave-Italia dal naufragio), né dei Diarchi visto che un’eventuale loro alternanza prefissata a Palazzo Chigi costituirebbe un’inaccettabile violazione delle prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio appaiono piuttosto come “I due gigioni” data la loro propensione a indulgere nella ricerca di sortite a effetto sulla scena pubblica, caricando enfaticamente la recitazione. L’ipotetica alleanza Lega-M5S assomiglia a un Giano bifronte in cui le due facce si contraddicono a vicenda. Troppe erano e restano infatti le antinomie di programma. La prima, inconciliabile, è sul contrasto all’immigrazione: o si fermano con azioni decise i barconi, oppure si prende inutilmente tempo e ci assoggetta a una nuova invasione in attesa di concludere defaticanti e infruttuosi accordi bilaterali con i Paesi di origine. Volendo essere seri in questa materia delicatissima, occorrerebbe mobilitare servizi segreti e forze di polizia per sgominare, all’interno come soprattutto all’esterno, le bande di predoni che portano i nuovi schiavi dall’Africa centrale al Mediterraneo, negando nel frattempo l’approdo ai porti italiani delle navi che soccorrono i migranti, in modo da rendere antieconomica la ricerca alternativa dei porti di sbarco all’interno del territorio dell’Unione.

La seconda riguarda il reperimento di notevoli risorse finanziarie che oggi mancano all’appello per finanziare politiche socio-economiche opposte, come la flat-tax e il reddito di cittadinanza. Misure una tantum, come i “condoni” a qualsiasi titolo, non servono a coprire ingenti spese finanziarie sul lungo termine. Così come un’eventuale patrimoniale deprimerebbe un’economia già fortemente in crisi allontanando ulteriormente gli investitori internazionali. La terza, ma non meno importante delle prime due, riguarda le strategie per la creazione di infrastrutture come l’Alta Velocità, nettamente avversata dal Movimento, nonché la liquidazione/privatizzazione di asset non più strategici come l’Alitalia e l’Ilva di Taranto. Del resto, credo che una lezione severissima sulla demagogia pentastellata e dei “no-vax” sia già venuta dal mancato contrasto al flagello della xilella: si sono impedite le eradicazioni di ulivi malati per qualche migliaio di ettari, lasciando così che a causa della lungaggine delle azioni giudiziarie intraprese per la loro difesa si contaminassero altre centinaia di migliaia di ettari, con danni irreparabili per le economie agricole locali. Lì, ci sanzionerà duramente la Corte di Giustizia. Qui sarà “L’asso di bastoni” del voto elettorale a farlo.