Silvio Berlusconi in: “Loro Tre, la vendetta”

Silvio Berlusconi sarà ancora in campo. E forse tutti i ragazzini presuntuosi che stanno tentando oggi di formare un governo a trazione giustizialista e antieuropeista già sanno che la ricreazione sta per finire. Non si sa se ci sarà anche una giusta “rivalsa” per questo esilio, sullo stile di quella tentata dal “Conte di Montecristo”, di certo, dopo “Loro 1” e “Loro 2”, è giunto il momento di “Loro 3”. Il ritorno, o la vendetta. A seconda della citazione cinefila che si preferisce.

E in fondo “Loro tre” sono anche quelli in campo per questa farsa a puntate: Luigi Di Maio, Matteo Salvini, e – ahilui – il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Il preside della Repubblica più che il presidente. Ridotto a dover mediare in una rissa da bulli della terza C a fine anno scolastico. Quattro ministeri rischiano un commissariamento peraltro abbastanza incostituzionale: Interni, Esteri, Economia e Difesa. A questi si potrebbe aggiungere quello della Giustizia se non vogliamo precipitare in un modello simile a quello del Venezuela, se non della Corea del Nord.

Ma il tutto sembra un male necessario per ridurre il danno di un governo con le caratteristiche di quello guidato dai sodali di Salvini e Di Maio. Il dilemma quindi di “Loro tre” è questo: fare finta per carità di patria che va bene così e non protestare per gli uomini eventualmente scelti o graditi dal Quirinale, oppure buttare in caciara anche la formazione del governo così come si è fatto con la precedente campagna elettorale, ridicola ma da incubo.

Il ritorno di Berlusconi, in questo quadro da pre-golpe, potrebbe togliere le castagne del fuoco a “loro tre”. Però il Cavaliere non si aspetti ringraziamenti o liberatorie, neanche condizionali. L’immaginario italico-grillino lo condanna a essere un “delinquente” o, in subordine, uno “psiconano”. Molti – può consolarsi così – penseranno invece a uno statista che si è sacrificato fino in fondo, e a 80 anni suonati, per un Paese tutto sommato ingrato. Gli altri, quei quasi 17 milioni di italiani che hanno votato come se fossero stati dimessi dal manicomio il giorno prima in virtù della Legge Basaglia, continueranno a recitare la parte del popolo (o della plebe) che ha sempre ragione. Anche quando apre la strada per un potenziale nuovo Hitler.