Tentazione suicida più che tendenza proporzionale

Con un sistema elettorale di stampo proporzionale era facilmente prevedibile che il centrodestra non si muovesse da coalizione permettendo a ognuna delle quattro gambe che lo compongono di parlare agli elettori come se non ci fosse un domani, provando cioè a stuzzicare ogni singola sensibilità così da raschiare il barile dei consensi e traguardare l’agognato 40 per cento.

Il ragionamento è comprensibile anche se rischia di diventare tendenzialmente pericoloso per come lo si sta mettendo in pratica: abolizione della Legge Fornero, anzi no semplice modifica; uscita dall’Euro, anzi no; vaccini non obbligatori anche se sono importanti; abolizione del Jobs Act, anzi restyling. Va bene marciare divisi per colpire uniti, ma così si ingenera nell’elettore il ragionevole sospetto che non ci sia collante, che non si vada d’accordo su nulla, che si tratti di un cartello elettorale o poco più.

È anche vero che, se Matteo Salvini si ispira a Marine Le Pen e Viktor Orbán, Silvio Berlusconi dal canto suo è costretto a tenersi buoni quelli del Ppe che lo hanno recentemente promosso a salvatore della Patria mettendogli anche la stampa internazionale a favore dopo i badili di melma ricevuti in questi anni. L’impressione però è che non si voglia fare sintesi o magari che si stia cercando di raccogliere consenso più preoccupati degli equilibri post-voto (del piano B) che della vittoria del centrodestra.

Ma mentre Salvini si sta giocando tutte le chance di governo sulla vittoria della coalizione (l’alleanza dopo il voto con i Cinque Stelle sembra un’ipotesi tramontata), quello più prudente sembra proprio il Cavaliere, il quale pare affetto da un dubbio amletico: meglio vincere con Salvini – magari facendomi superare in termini elettorali – o perdere provando a dare vita ad un nuovo Nazareno? Meglio perdere il credito acquisito nel Ppe sintonizzandomi sul “Salvini-pensiero” o accucciarmi sotto il famosissimo culone inchiavabile sabotando l’effetto Lega?

Magari non sarà così, magari è solo sana prudenza, magari sono i sondaggi che consigliano un profilo basso, fatto sta che anche Salvini comincia a stizzirsi reputando ad esempio che dietro la rinuncia di Roberto Maroni in Lombardia ci sia Berlusconi. Fantapolitica? Chiacchiere? Può darsi, allora forse sarà necessario ricordare cosa diceva il leader leghista da Floris: “C’è solo un modo per evitare le larghe intese, ovvero che vinca il centrodestra e che la Lega arrivi prima costringendo in tal modo Berlusconi a governare col centrodestra”.

Questa affermazione è tutto un programma e va ad alimentare quel clima da cospirazione permanente da tutti contro tutti di cui non si sente proprio il bisogno. Ma allora forse è proprio vero che questa parte politica non ha imparato dal passato: l’elettore disposto a votare per il centrodestra va motivato. Gli intrighi, i tradimenti, gli inciuci, i litigi e l’assenza di progetti condivisi lo inducono a calzare le pantofole e restare a casa. Più chiaro adesso?