Il fiore della Lorenzin

Quando nasce un partito politico, la narrazione dei suoi leader atta a giustificare l’esistenza del nuovo soggetto non può che essere facile, una passeggiata in cui si può dire tutto ed il suo contrario perché il campo è vergine e le promesse di un florido raccolto generalmente fioccano copiose. Nella peggiore delle ipotesi, quand’anche cioè non si avesse nessuna batteria di pentole da vendere agli elettori, è bene che almeno il racconto sia credibile, magari non avvincente ma almeno vagamente motivante. Non è il caso di “Civica Popolare”, la lista di Beatrice Lorenzin, un rassemblement che dietro all’uso insistente di termini come buon senso, responsabilità e competenza, nasconde una malcelata tensione tipica di chi tenta disperatamente di salvare la cadrega dopo averla inseguita da uno schieramento all’altro.

Oltre a nobilitare il trasformismo di questi anni raccontando che il “salto della quaglia” è stato utile a salvare l’Italia, adesso gli alfaniani orfani di Angelino Alfano (l’unico ad avere la dignità di mettersi da parte per vergogna) provano a confezionare un “contenitore McDonald’s”, una lista per famiglie che dietro l’ostentazione goffa di un “Happy Meal” lascia intravedere la paura di non farcela, la disperazione di non potersi accucciare sotto il 36 per cento del centrodestra unita alla rabbia furente di non aver trovato un posto sicuro con Matteo Renzi nonostante i servigi resi. Dice la Lorenzin “Il nostro simbolo è un fiore frutto della fantasia di un bambino, disegnato e donato da lui ricordandomi il verso della canzone ‘per fare tutto ci vuole un fiore’. Per me un fiore petaloso è un fiore in cui ognuno può vederci il fiore che vuole proprio perché frutto di una mente libera e incontaminata come quella di un bimbo”.

Ecceeerto, un bambino non aveva null’altro da fare se non regalare il disegno del logo del partito alla Lorenzin, un fiore “petaloso” (sigh) fatto così, per divertimento, per regalare una casa agli alfaniani, notoriamente tipica preoccupazione dei bambini.

E guarda caso proprio dopo che Rutelli aveva minacciato di far volare gli stracci se solo la nostra petalosa ministra si fosse azzardata ad usare il simbolo della Margherita come pareva volesse fare. Nemmeno la compianta Mariele Ventre avrebbe saputo fare di più. Ma non è tutto perché “il nostro programma elettorale avrà, tra le priorità, il tema degli anziani e come provvedere ai 14 milioni di over 65 del nostro paese, il tema dello sviluppo economico e del sostegno alle famiglie e ovviamente il lavoro; dobbiamo pensare ai giovani e alla fascia d'età che va dai 35 ai 49 anni, la mia generazione, quella attualmente più fragile”.

Maanchismo puro, disperazione distillata insomma: i giovani, ma anche gli anziani, lo sviluppo ma anche il sostegno alle famiglie. Chi offre di più?