Con il risarcimento da 400 milioni crolla Boschi sponsor del Pd toscano

Una tegola sulla testa dei finanziatori delle campagne elettorali del duo Boschi-Renzi cade grazie al robusto risarcimento danni (circa 400 milioni di euro) richiesto agli ex amministratori e sindaci di Banca Etruria, accusati tutti a vario titolo di mala gestione dell’istituto di credito. Ecco che a pochi mesi dalle elezioni torna sul banco degli imputati l’aretino Pier Luigi Boschi, storico pilastro della Diccì di sinistra quand’era dirigente della Coldiretti di Valdarno, Consigliere del Consorzio Agrario di Arezzo e Presidente della Confcooperative di Arezzo (ovvero una inossidabile carriera dal 1978 al 2010). Tanto lavoro, per agevolare l’ascesa della figlia Maria Elena (sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri) e del pargolo del suo amico Matteo Renzi. Infatti Boschi assurge a banchiere in grado di determinare le scelte politiche con la sua elezione nel Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio Società Cooperativa.

Così mentre Matteo Renzi s’accinge a ricandidarsi alla guida dell’Italia (e con lui la fida Maria Elena), le procure di Arezzo e Firenze puntano dritto su Pier Luigi Boschi, già multato da Bankitalia per omesso controllo del credito e inesatte segnalazioni alla vigilanza. I reati ipotizzati dall’inchiesta della magistratura vanno dalle false comunicazioni sociali (in danno dei soci e creditori) all’ostacolo “all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza” e per finire c’è il “falso in prospetto”. L’azione di responsabilità chiama in causa più di trenta persone fisiche, tra cui il revisore dei conti della vecchia banca (prima del commissariamento del febbraio 2015). Quindi il consigliere Pier Luigi Boschi è in compagnia degli ex presidenti Lorenzo Rosi e Giuseppe Fornasari.

In molti reputavano non sarebbe mai arrivata per tempo l’azione di responsabilità contro i banchieri amici di Renzi, e per scongiurare venisse azzoppato il cavallo politico fiorentino. Infatti quella di Etruria è l’ultima delle azioni arrivate in tribunale. L’ultima per le responsabilità di chi ha gestito le quattro banche cadute nel novembre 2015. Tempi lunghi, secondo gli addetti ai lavori, non per agevolare la famiglia Boschi ma solo per il fatto che Etruria è stata l’ultima ad essere commissariata (febbraio 2015). Intanto Etruria ha cambiato il nome in Banca Tirrenica, una decisione presa da Ubi Banca dopo l’acquisizione: alla fine di novembre l’istituto aretino verrà definitivamente assorbito in Ubi Banca. Nel frattempo in molti reputano che la vicenda possa agevolare i nemici di Renzi per le elezioni politiche del 2018.

Infatti si starebbero già armando gli strali mediatici contro le famiglie Boschi e Renzi che, ironia della sorte, hanno trovato molti alleati nell’area moderata, alfaniana.