Rosatellum bis: “non garantisce governabilità”

sabato 30 settembre 2017


La commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati ha approvato il nuovo testo base in merito alla riforma della legge elettorale, che trova il pieno sostegno di Pd, Ap, Forza Italia e Lega. Il Rosatellum bis, testo che porta il nome del suo estensore, il capogruppo del Pd Ettore Rosato, è un Mattarellum “rovesciato”, che prevede sia alla Camera che al Senato, l’assegnazione del 35 per cento dei seggi con l’uninominale maggioritario e il 65 per cento con il meccanismo proporzionale.

Ogni elettore potrà esprimere un solo voto su un’unica scheda recante il nome del candidato nel collegio uninominale e il contrassegno di ogni lista con i nomi dei candidati nei collegi plurinominali per la parte proporzionale. Sono state, dunque, abolite le preferenze e, nella parte proporzionale, sono previsti collegi plurinominali con listini bloccati, composti da tre a sei candidati con l’alternanza di genere. Per avere accesso al riparto dei seggi alla Camera, la lista singola deve superare il 3 per cento a livello nazionale e, se collegata con altre, stare in una colazione che superi il 10 per cento. Al Senato, la soglia per le liste singole è sempre del 3 per cento a livello nazionale. Le coalizioni devono superare il 10 per cento e avere almeno una lista che superi il 3 per cento o una lista collegata che prenda almeno il 20 per cento in una Regione. Questo meccanismo, solo apparentemente, sfavorisce i piccoli partiti. Per esempio quelli che hanno un forte radicamento in qualche regione saranno in grado di prendere seggi al Senato. Invece sono incentivati a presentare liste nel proporzionale perché, anche se non superano la soglia, contribuiscono al complesso dei seggi della coalizione e possono trattare seggi nei collegi uninominali.

Insomma, un meccanismo che favorisce la frammentazione. Chi ha proposto il Rosatellum bis sostiene che lo ha fatto perché le attuali norme elettorali di Camera e Senato, in vigore dopo l’intervento della Consulta e la bocciatura del Referendum, avendo due soglie di accesso diverse potevano portare a maggioranze non omogenee per la formazione di un Governo dopo le urne. Omettono però di dire che il Rosatellum bis prevede le coalizioni, con la presentazione di un programma comune, ma non il premio di maggioranza, per cui anche se una coalizione arrivasse al 40 per cento dei voti, sarebbe quasi impossibile ottenere la maggioranza dei seggi alla Camera e al Senato.

E non vale nascondersi dietro la sentenza della Consulta, la 35 del 2017 sull’Italicum, perché non ha affatto bocciato il premio di maggioranza, ma quel meccanismo di ballottaggio, perché prevedeva un premio spropositato rispetto ai voti presi e alla mancanza di una qualsiasi soglia. Dunque, il Rosatellum, non ci darà una maggioranza in grado di formare il Governo, ma sarà fattore di frammentazione e di una caotica instabilità. Infatti, occorrerà trovare i numeri per formare o sostenere un Governo di larghe intese, tecnico, del Presidente o quant’altro, perché un Governo bisognerà pur farlo, a meno di non volere elezioni anticipate subitanee, come è successo in Spagna.

Vedremo dunque partiti, che si sono presentati in coalizioni contrapposte, dar vita ad una maggioranza o sostenere il nuovo Governo, e questo darà la stura ai partiti antisistema come i 5 Stelle, ma anche ad altri, di gridare all’inciucio, al tradimento e di apostrofare i parlamentari come voltagabbana. Basta avere in mente l’attuale dibattito che c’è sui parlamentari che hanno cambiato casacca e sulle proposte di cancellare il divieto di mandato imperativo per capire a cosa potremmo andare incontro. La legislatura correrebbe il rischio di nascere così già morta. A che pro, dunque, questo Rosatellum se non garantisce stabilità e governabilità? Non vorrei che il collante vero dell’accordo fosse quello dell’esigenza dei partiti di nominare i parlamentari invece che farli eleggere dai cittadini, dimenticando anche quello che la Consulta ha scritto in diverse sentenze. In questo modo si allarga, ancora di più, il divario tra cittadini e politica e si sfavorisce la partecipazione al voto. Per non parlare del livellamento, sempre più in basso, della selezione della classe politica.

Si inserisca il premio di maggioranza del 10-15 per cento per la coalizione che raggiunge il 40 per cento dei voti e si inseriscano le preferenze, altrimenti meglio andare a votare con il Consultellum.

(*) Già assessore agli Affari Istituzionali della Regione Lazio


di Donato Robilotta (*)