“Festa de L’Opinione”, il calcio del futuro secondo Lotito

Per parlare delle nuove sfide che attendono il calcio italiano ieri pomeriggio alla “Festa de L’Opinione” è intervenuto un ospite d’eccezione, il presidente della Società Sportiva Lazio Calcio, Claudio Lotito. Tema del dibattito che si è tenuto al Parco della Versiliana “Il calcio di domani”. L’incontro è stato moderato dal direttore del Tgcom, Paolo Liguori, e dal direttore Diaconale che, nel dare il benvenuto al numero uno della società biancoceleste, ha sottolineato come “l’immagine di Claudio Lotito, in questi anni, è stata completamente distorta. Poi, quando è stato ospite in Rai, parlando del terremoto di Amatrice, ha manifestato la propria solidarietà a quel popolo. Così, ho scoperto un’umanità davvero inedita. Oggi siamo di fronte al personaggio più significativo del mondo del calcio italiano”.

“Il calcio ha una responsabilità sociale importante. Perché il calcio deve promuovere valori fondanti della società civile. Per me il calciatore è soprattutto un uomo a 360 gradi. Noi cerchiamo di allenare la mente e il corpo. Dobbiamo allenare, quello che Kant definiva il noumeno e non solo in fenomeno”.

“Io sono cattolico. Sono un combattente, ma non sono un reduce. Al mio primo incontro con i giocatori della Lazio, nei primi giorni della mia presidenza, dissi che volevo dodici gladiatori in campo. Loro mi guardarono straniti. Ma la storia ha dimostrato che, alla base delle vittorie, occorre una motivazione forte”.

“Quando sono diventato presidente della Lazio, la società fatturava 84 milioni di euro ma spendeva 86,5 milioni di debiti. Questo sistema, chiaramente, non funzionava. Io l’ho riformato. Io ho fatto il presidente tifoso. E ho applicato al calcio i processi aziendali. La Lazio non aveva uno store. La Lazio ha una catena di negozi, una tivù e una radio. A questo proposito, siamo stati i primi in Italia. Questa struttura serve a creare una società credibile dal punto di vista sportivo. E sostenibile dal punto di vista societario. Io ho ridato dignità al popolo laziale. Prima del mio avvento, la Lazio andava dalle altre società con il cappello in mano – ha detto ancora il presidente della Lazio – Un giorno Tare venne da me per rinnovare il contratto. Io gli dissi di no. Lui ci rimase male. Ma io gli proposi di diventare direttore sportivo. Gli diedi mezz’ora per decidere. La sua scelta ha rappresentato la sua fortuna e anche la mia. La stessa intuizione l’ho avuta a proposito di Simone Inzaghi allenatore. Per quanto riguarda Biglia, ex centrocampista della Lazio, non ho dubbi: è un buon giocatore. Ma spero che domani (oggi, ndr), nella sfida Lazio-Milan, visto che è reduce da un infortunio, giochi male”.

Lotito parlando della tragedia che ha colpito la “sua” Amatrice, visibilmente commosso, ha voluto ricordare ancora una volta la sofferenza ma anche la tenacia dei suoi concittadini che hanno vissuto e continuano a vivere sulla propria pelle una ferita difficilissima da cancellare.

“Io vivo da anni sotto scorta. Perché da anni combatto la parte malata dei tifosi. Io non percepisco un euro dalla Lazio. Questo dimostra che continuo a fare gli interessi della società e non gli interessi personali. Per la riforma della Lega Calcio, abbiamo approvato un documento che riforma il sistema. Il testo prevede un amministratore delegato, un presidente e quattro vicepresidenti. L’idea è che anche le piccole società, se investono, possono diventare grandi. Ma le grandi non devono essere penalizzate. L’obiettivo è quello di creare un vero e proprio equilibrio. La stampa sostiene che si tratti di una mia sconfitta personale. In realtà, quel documento l’ho scritto io personalmente. Altro che sconfitta”.