Mai dire Mai

Che non ci sia la voglia di costruire un’alleanza solida e coesa tanto a destra quanto a sinistra è ormai fin troppo chiaro. Per carità tutto, è possibile. In Italia, poi non ne parliamo. Ma pensare che nel centrosinistra, come nel centrodestra, ci sia voglia di trovare unità e condivisione, è pura fantasia. La verità è che tutti hanno voglia di vincere e governare, ancora prima di sapere come e con chi. Perché con questa legge senza alleanze, non si governa. Insomma, la singolarità sta nel fatto piuttosto incredibile, che nessuno sembra essersi persuaso dell’indispensabilità di una coalizione.

Del resto, se così non fosse, non assisteremmo ai continui litigi e alle continue provocazioni, sia su un fronte sia sull’altro. Ecco perché, comunque la si metta, c’è puzza di bruciato. Gatta ci cova. Perché ognuno vuole intrappolare l’altro, ognuno vuole il primato, ognuno cerca l’ipotesi di una “Exit strategy” per governare. Ma non la vuole dire e far intendere. Sia chiaro, il nostro Paese è stato nel mondo quello più fertile in tema di alleanze politiche anticonvenzionali, studiate ad hoc per l’opportunità stagionale. Basti pensare che, nel corso dei decenni, sono venuti fuori: il compromesso storico, gli equilibri più avanzati, le geometrie variabili, l’unità nazionale, i ribaltoni, le larghe intese e tanto altro.

Dunque, che in Italia pur di governare e di gestire il potere, ci si disponga ad alleanze strane, postume e di opportunismo politico, non è una novità. Certo, meglio, molto meglio, sarebbe per noi tornare a quel sano bipolarismo che impone una scelta di campo onesta e coerente. Ma, vista la situazione, con il proporzionale tutto è possibile. Oltretutto, ancora adesso e cioè in questa legislatura, la sinistra, che tanto blatera e rivendica gli slogan togliattiani, governa e ha governato con i voti di Verdini e Alfano. Insomma, l’attuale maggioranza la dice lunga sul tasso di ipocrisia, smania di potere, incoerenza e inaffidabilità dei politici e della politica.

Ecco perché, in una situazione come questa, e in un quadro di menefreghismo assoluto verso la legge elettorale, oltreché di inspiegabili contrasti, è lecito pensare a ogni sbocco. Bene. Tra gli sbocchi possibili quello di un’alleanza postelettorale fra Lega e i grillini non è per niente peregrina e ogni critica sarebbe ipocrita e sconfessabile. Ipocrita e sconfessabile perché, anche solo negli ultimi venti anni, pur di avere i numeri, i governi hanno accettato di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. Inutile fare l’elenco degli esempi, perché basta quello del governo attuale per capire la ragione del contendere.

Alla luce di tutto ciò e, a essere onesti, Grillo e la Lega hanno più punti di contatto che di contrasto. Messi assieme hanno i numeri per riuscire. Dai sondaggi che girano, infatti, un’eventuale alleanza fra Grillo e Salvini, sarebbe la sola a superare l’ardua prova del quorum necessario al governo. Come se non bastasse, i temi in sintonia sono proprio quelli che segneranno le prossime elezioni: Europa, immigrazione, Equitalia o quel che sia, Legge Fornero, piccole e medie imprese, banche e via dicendo. Per farla breve, con tanta condivisione, una formula di governo e di maggioranza, oltretutto in un momento difficile come questo, si può trovare eccome. Del resto, non si capisce perché, in una partita dove ognuno pensa per se, tira al trabocchetto e vuole il piede in due staffe, solo Salvini dovrebbe immolarsi sull’altare dell’unità del centrodestra. Insomma, mai dire mai, chi la fa l’aspetti, tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino, chi troppo vuole nulla stringe. La prossima sarà la campagna elettorale dei proverbi, delle massime, delle metafore. In fondo, oltre che dei furbetti, sono sempre l’espressione della saggezza e dell’esperienza popolare.