Renzi, in cauda venenum

Quello che sta accadendo nel nostro Paese è, paradossalmente, coperto dal brontolio di generale e, per ciò stesso, rassegnata disapprovazione e sfiducia della gente. Un atteggiamento sostanzialmente contraddittorio che di tale generalizzata sfiducia fa il motivo dell’estensione del rifiuto anche alle prospettive di reazione alle peggiori malefatte. Si parla spesso di “stanchezza” dei popoli. Si dovrebbe parlare di autolesionismo. Perché di quella stanchezza, di quella sfiducia in una vigorosa reazione si avvalgono gli autori delle peggiori malefatte per portarle a termine e completare i loro disegni contro la libertà ed i diritti dei cittadini.

È la politica del Renzi, sonoramente battuto con il referendum del 4 dicembre 2016, dal quale si aspettava l’investitura per una lunga stagione di “democrazia totalitaria” (questo il senso del suo progetto di “Partito della Nazione”, con il quale, purtroppo aveva incantato anche gente per bene).

Renzi, all’indomani della sconfitta ha subito adottato la politica del “non è successo niente”. All’imprevisto sussulto di autonomia e di libertà della gente, ha pensato, non a torto, potesse seguire una fase di stanchezza e di disattenzione. Ha aggiunto l’espediente del “Governo per interposta persona”, che in parte gli è riuscito. Ha, con la complicità della stampa dei grandi interessi economici, cercato di spostare l’attenzione dal ricordo della cocente sconfitta del 4 dicembre, alla sceneggiata sui pagliacci di una “opposizione interna” del Partito Democratico sordamente inconcludente nella sostanziale accettazione del “modello” Renzi.

Ma, soprattutto, ha cominciato a scaricare sul Parlamento, eletto con una legge incostituzionale e mantenuto in vita dalla mancanza di una legge elettorale appena un po’ meno balorda, le leggi della sua “democrazia monocratica” che avrebbe voluto imporre se avesse realizzato il suo progetto, naufragato col referendum.

E ha scelto (sin dalla costituzione del suo Governo, quando, però, non gli riuscì di portare Gratteri al ministero della Giustizia), di tentare un accordo col Partito dei Magistrati - io vi do il potere di tiranneggiare tutti gli Italiani, voi mi date la vostra benevolenza nelle scelte delle vostre vittime).

Dopo il referendum anche questa è divenuta un’operazione difficilmente e solo parzialmente realizzabile. Ma le sue leggi della “monocrazia”, del potere arbitrario di una magistratura-partito (possibilmente alleato), balorde e illiberali, le presenta in Parlamento, dove le cosiddette opposizioni non osano dare una risposta globale, di resistenza liberale, dandosi così in pasto ai sedimenti delle subculture della peggiore sinistra, della speculazione “antimafia”, del forcaiolismo a Cinque Stelle.

E si dà lo spolverino “di sinistra” di un’altra legge assurda e strutturalmente improntata alle ideologie che vuol colpire: quella contro il “saluto romano” e gli altri residuati archeologici del fascismo. È il veleno del tramonto di Renzi, “in cauda venenum”. Un veleno assurdo, che però rischia comunque di uccidere. Anche chi ne subisce gli effetti dormendo. E non si sveglia in tempo per schiacciare lo scorpione dalla coda velenosa.