Il senatore Mauro sulla scomparsa del ceto medio e le scelte del Pd

“Il Rapporto annuale 2017 dell’Istat certifica la scomparsa del ceto medio, nella colpevole ignavia dei governi Renzi-Gentiloni. I dati diffusi oggi (ieri, ndr) dall’Istituto nazionale di statistica testimoniano un drammatico aumento delle disuguaglianze tra le classi sociali del nostro Paese”.

Così il senatore Giovanni Mauro, segretario alla Presidenza del Senato.

“Si tratta di esecutivi - afferma Mauro - che non sono mai stati eletti dal popolo e, come rilevano le intercettazioni di questi giorni, hanno pensato esclusivamente a promuovere la connessione tra la politica e le banche. Nel contesto italiano, il Partito Democratico non ha saputo comprendere la tragedia delle famiglie, dei lavoratori e delle imprese italiane. Solo lo sviluppo può portare benessere e redistribuzione della ricchezza”.

Secondo il senatore Mauro, “in Europa, ad eccezione della Francia, la cui crescita è comparabile a quella italiana, il Pil dei Paesi membri, registra segnali concretamente positivi, e non indici di crescita risibili dello zero virgola. Purtroppo, dopo la Grecia, come abbiamo imparato in questi anni, l’Italia, se non decide di cambiare rotta, è condannata a restare il ‘vagone’ più lento della crescita dell’Eurozona”.

“Dalle politiche del Partito Democratico, in questi anni, non è emersa una chiara visione di sviluppo del nostro Paese - ha detto il senatore di Forza Italia Giovanni Mauro, segretario alla Presidenza del Senato, intervenendo ieri mattina in diretta su La7, nel corso del programma Coffee break, condotto dal giornalista Andrea Pancani - Occorre incentivare la produzione industriale e i piani di rilancio delle piccole e medie imprese italiane, attraverso gli investimenti, la fiscalità agevolata e l’accesso al credito. Fino a quando il Paese non tornerà a produrre, non saranno creati nuovi posti di lavoro. E senza lavoro, non esistono i consumi. L’idea di società che immagina il Pd mortifica i nostri giovani. Gli 80 euro renziani e il reddito di cittadinanza rappresentano una concezione immorale e pauperistica del mondo del lavoro”.