Quando l’informazione
sfocia nel populismo

di Claudio Romiti

21 aprile 2017POLITICA

 

Mario Giordano, attuale direttore del Tg4, costituisce un fulgido esempio di informazione populista e, in quanto tale, indirettamente gregaria al Movimento Cinque Stelle.

Spesso presente nei vari talk-show di pseudo approfondimento politico ed economico, come è accaduto nel corso dell’ultima puntata di quella sorta di pollaio condotto da Gianluigi Paragone su La7, Mario Giordano si distingue per una notevole abilità nel solleticare la pancia più profonda del Paese, sostenendo tutta una serie di argomentazioni a dir poco semplicistiche.

Rigorosamente contro la moneta unica, ostile a molte forme di liberalizzazione - tra cui quella degli orari del commercio - e ferocemente avverso all’unica riforma strutturale realizzata dai Governi degli ultimi vent’anni, ossia la Legge Fornero, il nostro sostiene da tempo la parte del tribuno della plebe, scrivendo libri sugli sprechi della politica e denunciando pubblicamente i privilegi della cosiddetta casta.

Tutto ciò secondo una visione populista nella quale esisterebbe una totale dicotomia tra cittadini retti e probi sfruttati da una classe politica, evidentemente proveniente da Marte, ladra e incapace. Niente a che vedere, dunque, con un ragionevole e molto poco popolare approccio sistemico il quale, partendo essenzialmente dai grandi numeri economici e finanziari che riguardano l’intervento della politica medesima, si sforzi di raccontare al pubblico la complessità dei guai che ci affliggono. Soprattutto da un’informazione che sostiene di appartenere al campo moderato e liberale ci si aspetterebbero analisi e prese di posizione di quest’ultima natura e non narrazioni farlocche della realtà in cui prevale un eccesso insopportabile di demagogia. Da questo punto di vista, lo stesso Giordano non rende un ottimo servizio ai suoi lettori/telespettatori quando affronta il tema sempre caldo delle pensioni, che rappresenta uno dei suoi principali cavalli di battaglia, evidenziando i privilegi della citata casta e tralasciando però di divulgare i conti complessivi del più costoso sistema previdenziale dell’Occidente avanzato.

Ovviamente, raccontare al Paese l’amara verità di un colossale meccanismo di sprechi su cui vivono milioni di individui, e grazie al quale si regge buona parte del consenso democratico, non farà salire l’audience; tuttavia ciò costituisce l’unico presupposto per informare e formare una opinione pubblica da troppo tempo incline a correre dietro a chi propone tesi e soluzioni assai semplicistiche per problemi molto complessi.