Report e il principio
di responsabilità

di Paolo Pillitteri

21 aprile 2017POLITICA

 

Non diciamo subito se le critiche pro o contro la puntata di “Report” a proposito del vaccino anti-Hpv (papilloma virus) siano giuste o sbagliate. Ciò che però va detto “ab initio” è che sono state utili. Non ci interessa cioè stabilire qui e subito chi abbia ragione sotto il profilo scientifico - anche se conta eccome questo profilo, come vedremo poco sotto - giacché la questione è più ampia e pone una domanda di fondo: chi è responsabile di ciò che finisce davanti al telespettatore della Rai? Chi? Il presidente? Il direttore generale? Il Consiglio d’amministrazione? Il direttore della rete?

Problemi di non poco conto anche se la strafottenza grillina, per un minimo (non un per massimo) di obiettività, ha spinto uno come Roberto Fico, presidente della Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, alla minaccia di boicottare il canone e di presidiare la Rai nel caso in cui Sigfrido Ranucci (nella foto il conduttore del programma dopo gli anni con Milena Gabanelli alla guida) venga censurato e la trasmissione “Report” sospesa.

Siccome Fico non è affatto un minus habens politico, ma, al contrario, un furbacchione demagogico, non poteva non sapere che boicottare il canone Rai è praticamente impossibile da quando è inglobato nella bolletta della luce e che, soprattutto, le dimissioni di Ranucci non erano e non sono chieste formalmente da nessuna autorità in Rai. E allora perché i fucili puntati con quel “siamo pronti ad andare con un vero e proprio presidio sotto viale Mazzini?” che, detto da chi presiede la Commissione di vigilanza proprio sull’ente che risiede in quel viale, non soltanto fa sorridere per l’arroganza della minaccia, quanto, soprattutto, per la sua assoluta inutilità alla bisogna, a parte, si capisce, la quotidiana sparata contro chicchessia pur di far crescere i sondaggi. Spara oggi, spara domani, aumentano. I sondaggi, poi si vedrà.

Intanto, però, la presidente Monica Maggioni è finita nel mirino assicurando comunque che nessuno ha mai pensato a far dimettere Ranucci, e le prime pagine dei giornali vi/ci hanno intinto la penna adombrando per il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto un avvenire incertissimo, altro che per Ranucci e “Report”, finiti blindati (per ora) dagli ultimatum e dalle intimidazioni pentastellate. Le quali servono esclusivamente a far crescere l’audience di Beppe Grillo piuttosto che di “Report” et similia. Ma tant’è. Non spostare i problemi di una virgola è, per l’appunto, l’obiettivo del populismo tanto urlante quanto intimidatorio e, specialmente, incapace di proporre soluzioni degne di questo nome. E che riguardano il problema, anzi, il principio di responsabilità. Come ha puntualmente rilevato il nostro direttore Arturo Diaconale, come membro del Cda Rai, osservando che “la vicenda di Report è emblematica. Il direttore di un giornale ha responsabilità di ciò che pubblica, ma qui dentro chi ce l’ha? In Rai si rischia di non trovare mai il colpevole. Chi fa il programma? Non ha la qualifica di direttore. Il capostruttura? Non è un giornalista e non è in grado di esercitare un ruolo di controllo. Il direttore di rete? E perché lui? Se in Rai si applicasse la regola della carta stampata si risolverebbe il problema. Il giornalismo d’inchiesta è sacrosanto, ma credo anche che vada applicato il principio di responsabilità”.

Parole chiare, parole sante. Soprattutto nel caso di un’inchiesta televisiva su un vaccino ritenuto dalla comunità scientifica necessario se non indispensabile per la prevenzione di un tumore. Sigfrido Ranucci rivendica ora un proprio diritto-dovere a parlare anche di casi rari in cui quel vaccino ha funzionato al contrario. Sarà, ma quando si parla di faccende simili in una televisione chiamata, per di più, Servizio pubblico, la prudenza non è mai troppa. A meno che il principio di responsabilità valga per gli altri. Gli altri chi? Indovinala, Grillo!