Il post-ideologismo di Grillo e Di Maio

Il rifiuto dell’ingresso dei parlamentari europei del Movimento Cinque Stelle nel gruppo di Alde “Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa”, offre l’occasione per due considerazioni: 1) il Movimento di Beppe Grillo conferma di essere un partito privo di ogni cultura politica di riferimento; 2) le idee, se non le ideologie, in Europa contano ancora qualcosa. Alde prevede nel proprio programma l’evoluzione dell’Unione verso esiti non solo di carattere economico ma anche politico. Auspica il rafforzamento della governance economica quale logica conseguenza dell’introduzione dell’Euro. Dall’altra parte, il Movimento Cinque Stelle auspica l’uscita dall’Euro. Come hanno potuto immaginare Guy Verhofstadt e Beppe Grillo, di poter assemblare due movimenti con posizioni così divaricanti?

Il tentativo d’incorporazione è stato un misto d’incoerenza “post-ideologica” italiana e di opportunismo politico del presidente Verhofstadt. Incoerenza e opportunismo che non hanno retto all’azione di rigetto dei parlamentari di Alde. Grillo pensava, con una furbata delle sue, di poter appiccicare al suo post-ideologismo l’etichettatura nobile del liberalismo europeo, nell’intento di divincolarsi dalla morsa dei populismi europei. L’operazione avrebbe rappresentato un indubbio successo. Un altro passo, forse decisivo, verso la legittimazione del Movimento tra le forze di governo.

Si deve alla coerenza dei liberali europei se il regalo non è stato recapitato alla sede del Movimento 5 Stelle. Ringrazino i liberale italiani. Se l’operazione fosse andata in porto, gli spazi per i movimenti liberali e democratici italiani, già esigui di per sé, si sarebbero ulteriormente assottigliati e Forza Italia, che ha già regalato a Grillo milioni di elettori, avrebbe rischiato la sua definitiva emarginazione. Per fortuna, in Europa, la “coerenza” di alcune appartenenze politiche è ancora viva. Un bel regalo per noi e una bella lezione per i liberali nostrani. Non so se le forze della destra italiana sarebbero state in grado di consumare lo stesso rifiuto, di fronte all’offerta di qualche effimera convenienza del momento. Del resto, nel ballottaggio delle ultime amministrative, alcuni esponenti di Forza Italia hanno invitato i propri elettori a votare per i candidati M5S in dispetto al Partito Democratico di Matteo Renzi. Il colpo per Grillo non è lieve. Come si può dare fiducia a chi, l’altro ieri era contro l’Euro. Diventa, per poche ore pro-euro con la convalida on-line. Torna sui suoi passi dopo che gli hanno sbattuto la porta in faccia. Oggi Grillo torna tra le braccia di Nigel Farage, leader di Ukip, un partito che fa parte del Parlamento europeo solo per contestarlo. Sono stati rifiutati dai Verdi, dalla Sinistra europea, i Conservatori e i Liberali. È questo il post-ideologismo di Luigi Di Maio? Cosa significa per Di Maio essere post-ideologico? Rifiuto della destra e della sinistra per disallinearsi rispetto ai partiti tradizionali di destra e di sinistra? Può darsi. Pur se post-ideologico, M5S non può permettersi però di agire nell’oscurità di un mondo privo di idee. Può anche usare le ideologie a proprio uso e consumo in base alle esigenze contingenti. Ma non può farne l’uso incoerente che ne hanno fatto Grillo e Casaleggio.

Si può anche essere privi di ideologie, ma non si può essere ignoranti sull’insieme dei diritti e dei principi che governano la nostra democrazia. Diritti e principi sono l’unico patrimonio di cui l’Europa dispone. Ci possiamo confrontare sul modo in cui vadano applicati. Ci possiamo dividere, spietatamente, sulla loro interpretazione. Non possiamo disconoscerli. Del resto l’Europa è molto di più di un’ideologia o di un’idea. È l’identità dei popoli europei. Per l’Italia è stata per molto tempo la bandiera, più visibile, originale, identificativa di un popolo diviso dalle ideologie. Non è rinunciabile, a condizione che ritrovi le ragioni “ideologiche” che l’hanno ispirata.