I finanziamenti per le radio di partito

di Gianluca Perricone

03 giugno 2012POLITICA

 

Giorni fa Paolo Soglia, dalle colonne del Corriere della Sera, si è occupato delle cosiddette (è proprio il caso di dirlo!) radio di partito, di quelle emittenti radiofoniche, cioè, che incassano annualmente contributi pubblici perché legate a partiti (e di essi quasi "fiancheggiatrici") o, per meglio dire, ad associazioni in qualche modo riconducibili a parlamentari.

Se, ad esempio, i parlamentari Tizio e Caio dicono di rappresentare il movimento "Così facendo andiamo a rotoli", le loro firme autorizzano la testata X o Y a rappresentare quel movimento e, di conseguenza, a incassare il contributo pubblico. E così, leggendo l'articolo di Soglia, si scopre che (riporto testualmente) «nel 2007 il claudicante Governo Prodi pensò di intervenire stabilendo che anche le radio dovevano quantomeno "essere organi di partiti politici che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o due rappresentanti nel Parlamento europeo, eletti nelle liste di movimento…».

Subito dopo, però, ecco arrivare il salvagente per i furbetti. Nella stessa legge si stabilisce infatti che le emittenti 'di partito' già inserite in graduatoria «continuano a percepire in via transitoria, con le medesime procedure i contributi stessi, fino alla ridefinizione dei requisiti di accesso». Insomma, per chi ha già intascato, continua la cuccagna e sparisce addirittura la scocciatura di cercarsi un onorevole che di anno in anno firmi la dichiarazione da allegare alla domanda.

Il risultato del contributo in questione non è poi così irrisorio: secondo le ricerche di Soglia, in cinque anni, sei di queste radio sono costate ai contribuenti circa 60 milioni di euro. Ripeto: 60 milioni di euro in cinque anni spesi per contributi versati a sei (dicasi sei) radio "di partito". E l'articolo ci fa conoscere anche i nomi delle fortunate emittenti. Nell'ordine: Radio Radicale, Lista Marco Pannella. Ecoradio per il "Movimento politico Italia e Libertà" al quale, alla dissoluzione dei Verdi di Pecoraro Scanio, subentra "ComunicAmbiente" che sta per incassare - si legge sempre sul Corriere - «3 milioni e 274 mila euro».

«Tra i deputati che si sono alternati negli anni a metter la firma per garantire i finanziamenti a Ecoradio, troviamo Massimo Fundarò (Verdi), Cinzia Dato (Ulivo), Mauro Libè (Udc) e Sandro Gozi (Pd). In sei anni Ecomedia Spa ha portato a casa ben 18 milioni e 445mila euro». «Radio Città Futura (gloriosa emittente della sinistra extraparlamentare) che è finita per essere (incassando in sei anni oltre dicei milioni di euro) l'organo del movimento "Roma idee"». «I rimborsi - spiega ancora Soglia - sono saliti dai 366mila euro del 2004 ai 2 milioni e 182mila euro nel 2009. Tutto reso possibile dalle firme pesanti date a suo tempo da due nomi grossi del Pd, Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti». La cremonese Radiondaverde è l'organo del movimento "A viva voce" grazie alle firme dei deputati ulivisti Lucia Codurelli e Daniele Marantelli: assicurati per il 2009 170mila euro.

Radio Veneto Uno, emittente di Treviso, rappresenta, si legge sempre sul Corriere, il movimento "Liga fronte Veneto Nord-Est Europa": le firme "di garanzia" sono state quelle parlamentari del leghista Antonio Serena prima e poi di Simonetta Rubinato (Pd). In ultimo - non casualmente e di certo non per entità del contributo incassato - ecco Radio Galileo di Terni, gestita dall'omonima cooperativa, «che si è dichiarata organo di "Cittaperta" - fa sapere ancora l'articolista del quotidiano di via Solferino - per gentile concessione del senatore Pd Leopoldo Di Girolamo. I contribuenti, per finanziare questi famosissimi movimenti politici, hanno già staccato un assegno rispettivamente di 3 milioni 227mila euro e 2 milioni 412mila euro».

Chi scrive è stato redattore e poi direttore responsabile di una delle emittenti concorrenti a Radio Galileo: RadioAntennaMusica, emittente indipendente e per questo, nella "rossa" Terni, automaticamente considerata "fascista". Anche negli anni nei quali chi scrive operava nella città umbra, quell'emittente ha sempre goduto dei favori delle amministrazioni comunali (ugualmente colorate... ) che si sono succedute - tranne quella guidata dal compianto Gianfranco Ciaurro - alla guida della città: pubblicità per eventi, iniziative di assessorati, ecc.: sempre e solo Radio Galileo. Memorabile fu l'autorizzazione rilasciata dal Comune alla diffusione dei programmi dell'emittente alle pensiline delle fermate dei bus cittadini.

Non è forse un caso che il senatore Di Girolamo menzionato dal Corriere, sia oggi Primo Cittadino di Terni, preceduto nell'incarico da Paolo Raffaeli, ex giornalista della Rai regionale proveniente (sorpresa!) dalla stessa Radio Galileo. Il 4 novembre del 2009 il dottor Di Girolamo si è dimesso da membro dell'Assemblea di Palazzo Madama, mentre l'altro giorno  Franco Allegretti, il presidente della cooperativa Galileo che edita le omonime radio e tv, ha dichiarato: «Noi riceviamo contributi dal 2005 o dal 2006, adesso non ricordo con precisione, perché siamo espressione dell'associazione-movimento politico "Terni Città Aperta", che si è presentata anche alle ultime elezioni amministrative. Per poter accedere ai fondi era necessaria anche una rappresentanza parlamentare e "Terni Città Aperta" ce l'aveva, perché un membro dell'associazione è Leopoldo Di Girolamo che, nel 2004, era senatore.Quindi, avevamo tutti i requisiti necessari per poter accedere ai fondi pubblici, come altre radio e tv, in testa Radio Radicale.

In questi giorni ci è stato assegnato l'importo relativo al 2010 che è di 395 mila euro e si è trattato di una boccata di ossigeno importantissima perché la situazione è veramente molto grave. I costi di gestione sono altissimi». In fase di taglio dei costi, delle pensioni, aumento delle imposte e crisi economica, la dichiarazione del presidente (che "non ricorda con precisione") stona un po'. Ultima sorpresa arriva dal sito dell'associazione che sembra non conoscere l'emittente radiofonica. Infatti è sufficiente digitare nel motore di ricerca il nome dell'emittente e il risultato è sconcertante: «Parole chiave di ricerca Radio Galileo Totale: 0 risultati trovati». Il cerchio si chiude.