31 maggio 2012POLITICA
Era il maggio del 1999, tutti i partiti della partitocrazia
associata si apprestavano a tradire in aula - per la seconda volta
in sei anni - il dettato di un referendum approvato ad aprile del
1993 dal 90 e passa per cento degli italiani: quello
dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Erano tutti
d'accordo nel grande tradimento.
A cominciare dalla Lega Nord, che oggi cerca di rifarsi una
verginità facendo un'opposizione in aula che ha il sapore
dell'ammuina napoletana, e che all'epoca aveva ancora la
credibilità del cosiddetto nuovo che avanza, nonostante la batosta
della condanna di Umberto Bossi a otto mesi per avere preso i soldi
della tangente Enimont come finanziamento illecito. Passando per
buona parte di Forza Italia, che era nata a fine 1993 e che con un
exploit non previsto nelle elezioni del marzo dell'anno successivo
aveva annientato la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto
- per il quale i soldi pubblici per pagare i propri funzionari sono
sempre stati una sorta di dogma di fede. E finendo con il Pds. In
tutto il Parlamento italiano si levò una sola voce: quella del mai
abbastanza compianto Piero Milio, senatore della Lista
Pannella.
Che portava su di sé la responsabilità di essere l'unico
radicale in Parlamento e quindi di rappresentare la voce di chi
quel referendum l'aveva prima voluto e poi vinto. Su tutto e su
tutti. Rileggendo oggi il suo breve intervento, che riportiamo
integralmente, sovvengono le parole false e bugiarde che in questi
giorni si sono sentite in aula alla Camera. Ramo del Parlamento che
ha già approvato la nuova legge che ripristina il finanziamento
pubblico ai partiti, con il contentino per i fessi della
decurtazione per un solo anno della somma da 180 a 91 milioni di
euro. Soldi che sino a ieri una legge ipocrita voluta dall'ex
amministratore della Lega Nord, Maurizio Balocchi, che proprio ai
primi di maggio del 1999 chiamò nottetempo tutti i tesorieri delle
altre forze politiche a convegno per decidere il da farsi, aveva
chiamato "rimborsi elettorali".
Ed ecco come Milio in aula quel 14 maggio 1999 invece chiamava
le cose, i fatti e le persone con il loro vero nome: «Signor
presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge che sta per
essere approvato da una composita maggioranza rappresenta una
palese violazione della sovranità popolare espressasi con il voto
referendario del 1993 che abrogó la legge sul finanziamento
pubblico dei partiti con il consenso del 90,3 per cento degli
italiani. I partiti prima hanno tentato di ripararsi dietro il
sofisma della contribuzione volontaria del 4 per mille, ma di
fronte al fallimento di tale espediente, visto che la stragrande
maggioranza dei cittadini ha confermato anche tributariamente - se
é lecito usare tale termine - di non volere sostenere
finanziariamente l'attività dei partiti, é stato escogitato l'altro
sofisma del rimborso elettorale, cioé il disegno di legge di cui
discutiamo. A ció si aggiunge la riprovazione per il non tardivo
emendamento approvato ieri che allarga i rimborsi preventivi anche
per le imminenti elezioni politiche europee che costeranno agli
italiani la non modica somma di lire 160 miliardi. È giusto, a
questo punto, citare brevemente ed indicare i caratteri della
vecchia e della nuova normativa in relazione alle spese che gli
italiani affronteranno. La vecchia normativa prevedeva un incasso
per i partiti, rispettivamente, di 800 lire, di 1.200 lire, di
1.600 lire per abitante in occasione delle elezioni europee,
regionali, politiche. Con la nuova normativa, invece, i partiti
incasseranno 4.000 lire per elettore in occasione di qualunque tipo
di elezione. Soltanto per l'imminente tornata europea a noi
cittadini sarà praticato uno sconto di 600 lire, per cui pagheremo
3.400 lire per elettore anzichè 4.000 lire.
Con questi conti - che é giusto che si facciano ed é giusto che
la gente li conosca - le entrate assicurate ai partiti per i
prossimi anni saranno le seguenti: per le elezioni europee del 1999
oltre 160 miliardi, per le regionali del 2000 circa 200 miliardi,
per le politiche del 2001 (o prima) circa 200 miliardi per la
Camera e altrettanti per il Senato. Quindi in meno di due anni i
partiti italiani potrebbero incassare complessivamente almeno 760
miliardi. È per questo, signor presidente, che dichiaro il mio voto
contrario al provvedimento, che rappresenta l'ennesima scandalosa
prevaricazione della partitocrazia nei confronti dei cittadini
contribuenti ed una preordinata violazione della Costituzione.
Auspico, inoltre, che il nuovo quesito referendario proposto dal
Partito radicale, che certamente sarà appoggiato da tutti coloro
che in questa occasione si sono pronunciati contro il finanziamento
pubblico, possa contribuire finalmente alla riaffermazione della
volontà popolare». Sulle parole di Milio che in maniera non verbosa
né retorica riassumevano l'oggetto, un po' prosaico, del
contendere, si potrebbe fare questa riflessione: cambiate le lire
in euro, e le somme di prima con quelle di poi, basterebbe
ripeterlo in aula pari pari al Senato nelle prossime settimane,
quando presumibilmente i partiti metteranno in scena l'ultimo atto
della loro prepotenza che li porterà all'ennesimo suicidio
esistenziale, e il prodotto non cambierebbe. E se nel 2000 il
referendum di cui parla Milio nel proprio intervento non raggiunse
il quorum, insieme alla maggior parte degli altri venti promossi
dai radicali (tra gli altri anche quello per abrogare la legge
Vassalli del 1988 che aveva aggirato il referendum sulla
responsabilità civile dei magistrati vinto sull'onda del caso
Tortora nel 1987) per il fatto di averli inopinatamente bollati
Silvio Berlusconi come "referendum comunisti", invitando la gente
ad andare al mare perché una volta al governo, nel 2001, ci avrebbe
pensato lui, stavolta sarà ben difficile che la riproposizione del
medesimo quesito a cura degli stessi radicali subisca una simile
ingrata sorte. Il vento della cosiddetta anti politica in certi
casi può persino aiutare la buona volontà, politica, dei cittadini
contro quella partitocrazia che della anti politica vera e propria
è da anni la custode e la vestale.