Come muore una stella

martedì 13 ottobre 2020


Ripresa la morte di una stella per “spaghettificazione”: brandelli della sua luce sono stati catturati dai telescopi mentre veniva divorata da un buco nero e ridotta a sottili filamenti di materia. Il risultato potrebbe diventare una sorta di stele di Rosetta per comprendere questi fenomeni e aiuta a capire meglio il comportamento dei buchi neri supermassivi e del materia che li circonda. Pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, il risultato si deve al gruppo di ricerca internazionale guidato dall’astronomo Matt Nicholl, dell’università britannica di Birmingham.

“L’idea di un buco nero che ‘risucchia’ una stella vicina sembra fantascienza. Ma questo è esattamente ciò che accade”, rileva Nicholl. La scoperta è stata possibile grazie a osservazioni da Terra e dallo spazio con il Very Large Telescope e il New Technology Telescope dell’Osservatorio Europeo Meridionale (Eso), i telescopi della rete globale Osservatorio Las Cumbres e il satellite Swift della Nasa.

L’armata di strumenti ha catturato una rara esplosione, emessa da una stella mentre viene risucchiata da un buco nero supermassivo. Le osservazioni hanno mostrato che, spiega Nicholl, “la stella aveva circa la stessa massa del Sole e che ne ha perso la metà a causa del buco nero, che è oltre un milione di volte più massivo”.

L’evento, chiamato AT2019qiz, è la più vicina esplosione di questo genere mai registrata. È avvenuto a 215 milioni di anni luce, in una galassia a spirale nella costellazione dell’Eridano. Fenomeni di questo tipo si verificano quando una stella passa troppo vicino a un buco nero e l’estrema attrazione gravitazionale del mostro cosmico distrugge la stella, riducendola in sottili flussi di materia, un processo chiamato “spaghettificazione”.

Durante il processo parte del materiale cade nel buco nero, rilasciando un bagliore luminoso di energia, come quello rilevato in questo caso. Questi eventi sono rari e non sempre facili da studiare perché di solito sono oscurati da una cortina di polvere e detriti. I ricercatori sono riusciti a studiarlo con dettagli senza precedenti perché è stato rilevato poco tempo dopo che la stella è stata fatta a pezzi.


di Roberta Moretti