Mano bionica e medicina del futuro

“Ho avvertito una sensazione che non provavo da due anni e mezzo".

Queste le prime parole di Loredana Puglisi, imprenditrice siciliana di 46 anni alla quale è stata impiantata la prima mano bionica in grado di dare sensazioni molto vicine a quelle naturali. Dopo l’incidente del 2016 nel quale la donna aveva perso la mano destra, l’imprenditrice aveva perso ogni speranza di poter rivivere sensazioni che aveva dimenticato.

"La mano bionica mi consente di afferrare oggetti, avvertendone le dimensioni e la consistenza senza vederli. Quando si usano le proprie mani non si fa caso a queste cose, ma il tatto permette di capire molte cose dell’oggetto, dalla forma alla durezza". La protesi hi-tech imita la “voce” dei neuroni, riproducendo il coro di segnali che dai polpastrelli arriva al cervello. “È una dimostrazione di come sia possibile replicare la risposta dei recettori naturali del tatto con un buon livello di fedeltà”, ha spiegato Silvestro Micera dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Sant'Anna, docente di Neuroingegneria translazionale al Politecnico di Losanna e coordinatore della ricerca.

Che la medicina stia facendo passi da gigante lo si evince anche da un’altra operazione molto importante che stata eseguita a Roma. All’ospedale Sant’Andrea infatti è stato effettuato, per la prima volta in Italia, un trapianto di volto. L’intervento, durato 20 ore è stato realizzato su una paziente di 49 anni affetta da neurofibromatosi di tipo I (una malattia genetica che interessa manifestazioni a livello cutaneo, oculare e nervoso), ed è stato reso possibile grazie a una donatrice di 21 anni. Ad oggi nel mondo sono stati realizzati una cinquantina di trapianti di faccia, in Europa una decina e la maggior parte di questi in Francia. Anche se sperimentale, questo intervento ha reso il nostro Paese protagonista nel campo medico.