Il vento dell’immigrazione: oltre i muri

giovedì 18 aprile 2024


Dice un detto: “Non puoi fermare il vento con le mani”. Così come oggi non si possono fermare le correnti migratorie, che superano tutte le barriere orografiche, politiche e amministrative. Drammatici esempi vengono dai confini tempestosi che separano l’America del Sud da quella del Nord, come insegna la sorprendente statistica che viene dal censimento dei richiedenti asilo che hanno soggiornato nel 2023 nel campo profughi di Jacumba Hot Spring di San Diego, località californiana a ridosso del confine con il Messico. Se fino all’anno prima la maggior parte degli asilanti era nella quasi totalità di origine sudamericana, questo rapporto addirittura si dimezza, a causa dell’aumento vertiginoso di nuove nazionalità, come russi, indiani e cinesi le cui domande sono passate rispettivamente da 4.100, 2.600, 450 registrate nel 2022, a 43mila, 41mila, 24mila nel 2023. Diverse le nazionalità e diverse le strade prescelte per varcare la frontiera con il Messico. Ad esempio, i cinesi passano per l’Ecuador, Paese per raggiungere il quale non necessitano di visti, per poi intraprendere il sentiero molto rischioso via terra che passa attraverso il Darién Gap panamense. Per capire di quale luogo impervio e molto pericoloso si tratti, basta dare un’occhiata alle mappe, da cui si ricavano i dati di una vasta area malsana e paludosa circondata da foreste tropicali, che parte dalla regione colombiana di Urabá e si inerpica attraverso un percorso montuoso verso la provincia panamense di Darién.

Per arrivare a destinazione i migranti sono costretti ad attraversare qualcosa come 100 chilometri di giungla, che si estende per più di mezzo milione di ettari, rischiando di infettarsi e morire per la rottura di una gamba, la puntura di insetti, le malattie trasmesse da animali selvaggi, l’alto grado di umidità, la fame e l’acqua contaminata. Ma il pericolo più grande che attende i migranti in transito sono le bande armate, presenti in forze sul versante panamense, che praticano gli stupri di massa e i rapimenti, soprattutto di minori. Sul fronte opposto, invece, le reti di narcotrafficanti colombiani vigilano affinché non siano commessi abusi sulle persone di passaggio, in modo da non attirare l’attenzione delle organizzazioni umanitarie internazionali e quindi del Governo, che ostacolerebbero lo svolgimento indisturbato dei loro traffici. Si stima che nel solo 2023, inseguendo il miraggio del sogno americano, siano transitati attraverso il Darién Gap circa mezzo milione di migranti (quattro volte tanto rispetto all’anno precedente!), di cui almeno centomila bambini. Per cercare di arginare il fenomeno migratorio, El Salvador ha iniziato a tassare i viaggiatori africani e indiani che transitano per l’aeroporto principale del Paese, mentre i migranti turchi che si trovano a Jacumba provengono per la maggior parte da Tijuana.

Come accade un po’ ovunque, le singole nazionalità tendono a concentrarsi in punti specifici del confine. I cinesi e i russi preferiscono passare attraverso San Diego, mentre gli indiani transitano per Tucson, Arizona. Ma i flussi sono dinamici e tendono a cambiare direzione in base alle condizioni e agli ostacoli che incontrano sul percorso, e il confine funziona un po’ come una sfera elastica: se si fa una pressione in un punto con le dita, il volume si deforma per sgonfiarsi da quel lato e rigonfiarsi da un altro. E così all’infinito, mantenendo però costante il valore complessivo dei flussi in ingresso. In tal senso, fanno da navigatore e da bussola i social network, per diffondere in tempo reale l’informazione sulla strada da prendere. E quando uno o più familiari vengono a conoscenza che qualcuno di loro ce l’ha fatta ne seguono immediatamente il percorso, aumentando così le proprie probabilità di successo. E anche i trafficanti si danno da fare allo stesso modo, scrivendo sui muri o sui volantini negli Stati indiani del Punjab e Gujarat le loro offerte di viaggio per arrivare in America, Australia, Gran Bretagna e Canada. I servizi offerti comprendono il rilascio dei visti, l’ammissione al college e le offerte di lavoro. Ovviamente, le guerre in corso sono in generale la causa di questo forte rialzo di immigrati provenienti dalla Russia soprattutto di religione ebraica, che trovano ad attenderli organizzazioni caritatevoli israeliane che si occupano della loro ricollocazione in Palestina. Sull’altro versante, la fine delle restrizioni sul Covid ha consentito la riapertura delle frontiere per i cinesi intenzionati a recarsi all’estero.

Sia nell’uno che nell’altro caso, vi sono fondati timori da parte delle agenzie di intelligence americane e occidentali del rischio di infiltrati di nazionalità russa o cinese a fini di spionaggio. Ciò malgrado, l’Ufficio per l’Immigrazione Usa ha concesso lo status di rifugiato o equiparato al 70 per cento e all’80 per cento delle richieste d’asilo presentate, rispettivamente, da cittadini cinesi e russi. Dai dati forniti dall’Ecuador, la maggior parte dei cinesi proviene da Hong Kong, dove ormai il dissenso è punito con il carcere, mentre molti altri sono Uiguri in fuga dallo Xinjiang. Tuttavia, la stragrande maggioranza dei migranti sono profughi economici e l’arretrato delle domande per il rilascio di un permesso di soggiorno ammonta a circa trecentomila unità. I ritardi sono in parte dovuti alla pandemia, che ha costretto a chiudere molti consolati e a ridurre il numero di impiegati addetti all’ambasciata. Ma, cosa importante, il numero di richieste supera di molto le quote annuali prestabilite per il rilascio dei permessi. Vi ricorda qualcosa a proposito della saturazione dei corridoi umanitari da noi in Europa?


di Maurizio Guaitoli