La Corte suprema deciderà sull’immunità presidenziale di Trump

venerdì 1 marzo 2024


Il processo all’ex presidente per la vicinanza all’attacco di Capitol Hill del 6 gennaio 2021 verrà posticipato. A dicembre scorso il giudice federale Tanya Chutkan ha respinto la richiesta di Donald Trump e dei suoi legali di avvalersi dell’immunità presidenziale – visto che al tempo dei disordini al Congresso il tycoon godeva di questo privilegio – ma la Corte suprema ha accettato l’appello dell’ex capo di Stato, prendendo in esame la sua richiesta di immunità. Secondo i detrattorirepubblicani e democratici – di Trump la scelta del più alto organo giudiziario statunitense sarebbe tutt’altro che imparziale, visto che permetterà all’ex presidente di correre senza ulteriori ostacoli nelle Primarie del Grand Old Party, che sta vincendo con una facilità disarmante. Infatti, l’Alta corte americana inizierà a visionare la richiesta dei legali di Donald Trump il 22 aprile, e quindi una decisione non verrà presa prima di giugno inoltrato.

C’è da dire che – rispetto alle tempistiche della Corte suprema – il caso dell’ex presidente è stato preso in esame in tempi record. Quindi, l’accusa di voler aiutare il tycoon nella sua corsa alle Primarie non sussiste. Se così fosse, allora l’Alta corte avrebbe subito accettato la richiesta di immunità per l’ex presidente, bypassando il tribunale federale del District of Columbia (D.C.). Ma la giustizia funziona in un certo modo, e per una questione importante come questa le cose vanno fatte come si deve. E la Corte suprema, fino a prova contraria, sta agendo conformemente alle procedure standard dei codici statunitensi. Che poi l’immunità presidenziale sia una legge ambigua, è un altro paio di maniche. Su questo tema negli Stati Uniti giurati, politici ed esperti stanno discutendo da decenni. Il problema fin ora non è stato posto proprio perché, prima di Donald Trump, nessun presidente americano è stato incriminato dalla giustizia federale.


di Zaccaria Trevi