Ucraina senza respiro

mercoledì 15 giugno 2022


Come era previsto, e come annunciato anche dalle tv russe, al di là della propaganda, il fronte ucraino sta vacillando a causa di un certo disimpegno da parte anche degli Stati Uniti. Le reticenze strategiche della “comunicazione” ucraina avevano fino a oggi evitato di numerare palesemente le perdite, ma la situazione ormai insostenibile sulla linea del frastagliato fronte del Donbass ha reso inevitabile avvertire la gravità della situazione. Quindi, tolto il sigillo sulla segretezza delle perdite tra le fila ucraine, l’opinione pubblica ora sa ufficialmente la drammatica realtà. Il primo giugno una nota ufficiale del Governo ucraino aveva già rivelato il bilancio delle vittime, che dall’inizio dell’invasione russa, del 24 febbraio, era intorno a diecimila soldati. Il dettaglio era che, quotidianamente, la guerra uccideva 60-100 soldati ucraini e ne feriva almeno cinquecento.

Il 9 giugno, Mykhaïlo Podolyak, consigliere del presidente Volodymyr Zelensky, ha rivelato che il tasso di perdite è invece il doppio, più pesante. Infatti, ha dichiarato che in realtà il numero dei soldati uccisi al giorno è compreso tra 100 e 200. Ciò porta i ranghi dell’esercito ucraino a essere decimati dalla potenza di fuoco delle forze armate russe, dove risulta che le vittime siano superiori a trentacinquemila. Ammissioni ufficiali da fonte ucraina che illustrano la criticità della situazione. A queste affermazioni, poi, si accompagnano insistenti richieste tese a velocizzare gli aiuti militari adeguati promessi dall’Occidente. Il consigliere Podolyak ha confessato che la carneficina degli ucraini è causata dalla sproporzione tra le capacità militari offensive russe e quelle ucraine. Tuttavia, domenica, Oleksiy Arestovych – altro consigliere presidenziale – ha elogiato gli impegni da Ovest, affermando che l’Occidente è il salvatore dell’Ucraina grazie agli aiuti militari, finanziari e politici forniti. Inoltre, ha aggiunto: “Se gli occidentali non ci avessero aiutato, o non ci stessero aiutando oggi, forse saremmo costretti a difendere Leopoli”. Per capire meglio, ci sarebbe stato il rischio – in sostanza – di vedere un fronte allargato fino all’estremo ovest del Paese.

In questa fase della guerra, dove alla massa vengono comunicate finalmente alcune notizie vere, e mentre nel Donbass l’avanzata russa sta accelerando, le autorità ucraine hanno chiarito di essere in grave difficoltà a causa della carenza di armi leggere, fucili e soprattutto munizioni. Ma anche di armi pesanti, promesse in quantità eppure mai fornite sufficientemente. I canali ufficiali di Mosca hanno rimarcato che domenica è stato annientato, vicino a Chortkiv, nell’Ucraina dell’ovest, un grande deposito di armi fornite dagli occidentali, dove sono state ferite oltre venti persone. Ha confermato il governatore ucraino della regione di Luhansk, Serguiï Gaïdaï, che i combattimenti a est stanno avendo una forte recrudescenza e che a Severdonetsk la situazione è drammaticamente compromessa, aggiungendo, come è di prassi militare, che la Russia sta utilizzando l’artiglieria a tappeto.

Come ormai è evidente, avvalorando le evidenze più volte espresse, le forze militari russe hanno una superiorità su quelle ucraine di 10 a uno. Venerdì scorso, sul canale televisivo in lingua russa Current Time tv, il vicario dei servizi dell’intelligence ucraina, Vadim Skibitsky, ha detto che l’esercito russo sta impiegando sul campo di battaglia ucraino circa 1140 sistemi di artiglieria con calibri superiori a 100 millimetri, duemilaottocento blindati per il trasporto di militari, 1100 carri armati, oltre a veicoli da combattimento a uso fanteria e settantotto lanciamissili balistici. Inoltre, ha continuato, almeno quattrocento aerei sia caccia che bombardieri e oltre trecentosessanta elicotteri da combattimento. Con queste forze d’assalto – ha concluso – gli aiuti internazionali non risulterebbero sufficienti per rallentare il ritmo offensivo delle forze russe.

Questa guerra, nonostante le tecnologie belliche non siano quelle di ottanta anni fa, si sta sviluppando ancora come una guerra di logoramento. Il possesso di scorte, la capacità di produrre le armi e rimpiazzare i soldati morti, stanno rappresentando fattori cruciali e determinanti per l’esito del conflitto. Così l’Ucraina ha richiesto una accelerazione nella fornitura di armi da parte dell’Occidente, e la Russia, sottolineando queste difficoltà dell’esercito ucraino, ha avvalorato questa realtà, dichiarando che le riserve ucraine si stanno esaurendo, al fine di spronare gli sforzi con un orizzonte che vede la resa dell’Ucraina. La realtà probabilmente sta nel mezzo. Senza dubbio la cosiddetta “operazione speciale” è fallita, se siamo arrivati a 110 giorni di guerra. L’Ucraina, allo stesso tempo, è senza fiato. Ma anche la Russia sta soffrendo di un prolungamento non previsto della guerra. Intanto, lunedì 13 giugno, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostenuto che il costo umano nella battaglia di Severodonetsk, città strategica dell’Ucraina orientale, è “terrificante”, assicurando che la battaglia del Donbass rimarrà sicuramente nella storia militare come una delle battaglie più violente d’Europa.

Tutto questo nel critico quadro internazionale, che sta vedendo gli europei essere artefici del destino dell’Ucraina. E dove l’Esecutivo comunitario dovrà disinnescare le reticenze degli Stati membri più restii al programma di un nuovo allargamento –  tra questi la Francia, la Germania e anche i Paesi Bassi – non provocando, per contro, la disapprovazione di quelle nazioni che caldeggiano per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, come gli Stati Baltici, la Polonia la Grecia e l’Italia.Venerdì 17 giugno la Commissione europea dovrebbe dare il suo parere su tale “Questione”, dove sono comprese pure la Georgia e la Moldova. La sorte delle tre nazioni, ma soprattutto quella dell’Ucraina, sarà decisa dagli Stati membri nel corso di una riunione dei capi di Stato e di Governo, in programma il 23 e 24 giugno a Bruxelles. Tutto nell’ottica di un tramonto della globalizzazione e di un imminente assetto del Nuovo ordine mondiale.


di Fabio Marco Fabbri