Taiwan, gli armamenti Usa e la paura della Cina

Taiwan ritorno al centro degli interessi geopolitici tra Usa e Cina. Il Dipartimento di Stato americano ha approvato la vendita di armi a Taiwan per un valore di 2,2 miliardi di dollari. Fonti ufficiali del Pentagono rivelano la decisione di approvare la vendita di armi, tra cui 250 missili Stinger, carri armati e tecnologia, vendita che servirà a Taiwan per affrontare le minacce attuali e incrementare l’apparato locale legato alla sicurezza. Una decisione che non piace alla Cina. Già nel corso delle ultime settimane, il ministero degli Esteri del colosso cinese aveva criticato l’approccio e l’idea degli Stati Uniti di vendere armi a Taiwan, che Pechino considera una provincia ribelle da ricondurre all’ordine.

 “Taiwan accelererà gli investimenti nella difesa nazionale e continuerà a rafforzare la sua partnership di sicurezza con gli Stati Uniti per la sicurezza regionale e la stabilità”, affermano fonti dell’ufficio presidenziale dell’isola.

Il ministero degli Esteri taiwanese ha dichiarato che la recente approvazione della vendita di oltre 2,2 miliardi di dollari in armi da parte degli Stati Uniti dimostra il “l’appoggio” fornito da Washington di fronte alle minacce della Cina. “La vendita di armi a Taiwan dimostra il sostegno del governo degli Stati Uniti per le esigenze di difesa di Taiwan, così come la sua ferma determinazione a rispettare i suoi impegni di sicurezza”, dichiarano dal ministero degli Esteri di Taiwan. La vendita fa seguito a una delle varie richieste di nuove armi sottoposte agli Stati Uniti dal governo taiwanese della presidente Tsai Ing-wen. Nell’estate del 2017 era stato approvato un pacchetto di quasi 1,5 miliardi di dollari, seguito nel settembre dell’anno successivo da 300 milioni di dollari destinati a velivoli da combattimento e lo scorso aprile da altri 500 milioni in componenti per jet di fabbricazione americana e finanziamenti per corsi di addestramento per i piloti taiwanesi.

Recentemente, durante una conferenza stampa, Ma Xiaoguang, portavoce dell’Ufficio per gli Affari di Taiwan del Consiglio di Stato cinese ha dichiarato che tale comportamento costituisce “una grave ingerenza negli affari interni della Cina e compromette in modo significativo la pace e la stabilità dello Stretto di Taiwan. La Cina si oppone fermamente a ciò. Gli Stati Uniti devono sospendere immediatamente il loro programma di vendita, smettendola di lanciare segnali sbagliati alle forze scissioniste che mirano all’indipendenza di Taiwan”.

In merito alla problematica è intervenuto anche l’Ambasciatore di Taiwan in Italia Andrea Sing-Ying Lee che ha dichiarato: “In risposta al recente espansionismo militare della Cina, questa acquisizione di armi moderne favorisce la capacità di autodifesa di Taiwan promuovendo l’equilibrio e la pace nello Stretto di Taiwan ed anche la stabilità regionale”.

Taiwan torna ad essere pedina importante per l’equilibro della pace e della democrazia nella regione. A far paura è la capacità delle forze armate cinesi e gli obiettivi militari di Pechino, a partire dalla possibilità di un attacco a Taiwan, in un momento di relazioni diplomatiche in fermento tra Cina e Stati Uniti.

La Cina ha come obiettivo quello di generare un esercito moderno e preparato entro il 2035, invece, obiettivo di Taiwan è quello di continuare a vivere rispettando i principi della democrazia, della libertà individuale e dello stato di diritto.