Turchia: da Ataturk a Erdogan, regressione del laicismo

Il 1922 oltre che sancire la fine dell’Impero Ottomano, da inizio alla fase della nascita della Repubblica di Turchia, che viene creata su eterogenee basi laiche, ad opera di Mustafa Kemal, poi assunto il nome di Atatürk (“Padre dei Turchi”), un attivista che da tempo operava, inizialmente come figura di medio spessore nel movimento politico denominato dei “Giovani Turchi” (di ispirazione mazziniana), con l’obiettivo di creare le basi per un radicale cambiamento sociale del popolo turco. Notoriamente le idee pseudo liberali ostentate dal nuovo leader della Turchia si basavano su solidi principi laici, spesso legati ideologicamente alla Massoneria. Sulla sua appartenenza all’Ordine Iniziatico ci sono varie versioni ed alcuni dubbi. In assenza di un brevetto certificante la sua affiliazione, bisogna fare riferimento a carteggi e documentazioni che sostengono il suo legame con i “Liberi Muratori”; inoltre, anche un’analisi della sua condotta può essere utile a comprenderne meglio il “profilo”.

Non indugiando sulla sua biografia, Mustafa Kemal nasce a Salonicco nel 1881, allora Ottomana, città con una lunga tradizione massonica e con la presenza di un’importante comunità ebraica, legata anche alla Libera Muratoria. Figlio di un militare ottomano, la sua carriera segue il tracciato delineato dal padre; nel 1904 viene inviato a Damasco per sedare e regolare varie sommosse popolari, distinguendosi come integerrimo fedele del Sultano e dove entra a piè di lista in una società segreta chiamata “Patria e Libertà”; la denominazione connota chiaramente dei principi che evocano, sia il nazionalismo che il laicismo. Alcuni carteggi attestano la sua appartenenza, nel 1907, alla Loggia Veritas, legata al Grand Orient de France (tale ipotesi è influenzata dalla iniziazione del Sultano Murad V con il G.O.F); ma l’indicazione che ritengo più attendibile è la sua affiliazione alla Loggia denominata Macedonia Risorta n° 80 di Thessaloniki (Salonicco). Tuttavia, dovunque abbia avuto l’iniziazione, o se sia mai stato iniziato alla Massoneria, Ataturk, nella sua personale visione del laicismo, che va comunque contestualizzata, ha trasformato la società turca e creato una corrente politica, il kemalismo, i cui principi ideologici sono da alcuni anni rimpianti.

Abolendo il Sultanato e facendo nascere nell’ottobre del 1923 la Repubblica di Turchia, Atatürk occidentalizza, “turchizzando”, la società con spirito nazionalista impregnato di revanchismo, dopo secoli di devastanti umiliazioni militari, che vanno dalla sconfitta di Vienna del 1683, passando per la Pace di Santo Stefano del 1878, poi congresso di Berlino e terminando con la fine della Prima Guerra Mondiale. Con la sua opera di laicizzazione vietò l’uso del fez, abolì gli istituti di istruzione religiosi, abrogò il divieto di uso dell’alcool, favorì abbigliamenti e costumi d’ispirazione occidentale, istituì il suffragio universale, la parità di “genere”, vietò l’uso del hijab, sostituì la sharia con codici Italiani, svizzeri e tedeschi, solo per citare le azioni più innovative, mantenendo però la pena di morte. Rimase legato alla “tradizione” solo su un punto, sul quale ebbe molti dubbi, ma al fine di evitare effetti indesiderati non volle prendersi questo rischio, lasciando, infatti, la Religione islamica come religione di Stato, non senza profonde perplessità. Tuttavia, non soffermandomi su drammatiche questioni inerenti le deportazioni (Cristiani Ortodossi) e gli eccidi (quello degli Armeni, nei quali i Giovani Turchi no ebbero un ruolo secondario), Ataturk fu accusato, da una larga parte del popolo, di essere un dunmeh, un cripto-ebreo, convertito, erede ideologico di Sabbatai Zevi (1626-1676) da Smirne. Si evince da queste brevissime considerazioni, la complessità della genesi della Repubblica di Turchia, soprattutto dal punto di vista sociologico e ideologico; una società complessa, mista di islamismo, laicismo alla turca, massoneria, con desideri di libertà in un complesso di confusa “Antidemocrazia Naturale”. Dall’avvento al potere di Erdogan, come sindaco di Istambul (1994-1998), con il partito Akp (Partito per la Giustizia e Sviluppo), si intuisce quale sarebbe stato il suo percorso ideologico, suggellato dall’affermazione che: “la democrazia è come un tram quando arriva alla fermata si scende”; infatti imposta immediatamente un percorso illiberale che se viene supinamente accettato da una fascia sociale poco colta, debole, isolata e succube, non viene assunto da gruppi sociologici impegnati, aperti alla cultura e con forti sensibilità circa i diritti civili. La sconfitta alle amministrative comunali che ha visto passare Ankara, Istanbul ed altre città all’opposizione, suona come un avviso: “L’elettorato ha attirato l’attenzione dell’Akp, ha dichiarato Meral Aksener (soprannominata dai suoi sostenitori “la Lupa”), leader del Partito buono (Iyi), la quale sta galvanizzando la società turca indicando l’inizio della fine di Erdogan. Inoltre Kemal Kiliçdaroglu, segretario generale del Chp, oltre che affermare che “la Primavera” è arrivata anche in Turchia, ha anche asserito che queste elezioni sono state “le più antidemocratiche” che abbia mai conosciuto: il controllo del 95% dei media, un condizionamento assoluto sulla comunicazione e sul “sistema” pubblico, sono la dimostrazione. Nonostante questo, anche il Partito comunista turco Tkp ha avuto la sua soddisfazione, conquistando con Fatih Mehmet Macoglu la città di Dersin, situata in posizione nord orientale della Turchia, con un programma di gestione popolare, oltre che delle risorse agricole, anche dell’amministrazione del Comune, quasi un proto “Piano Quinquennale”.

In questi momenti lo scontro politico si articola su due fronti essenziali: quello che riguarda la “Mela d’Oro” (Costantinopoli), che come tutte le capitali determina e condiziona una “corrente” di pensiero di spessore nazionale, ed essendo stata conquistata dall’opposizione, ha una doppia valenza; e quello ideologico generale, in quanto la parte “colta ed informata” della società che è stata sempre mortificata, imprigionata ed impoverita da Erdogan, ovviamente perché pericolosa, ora avrà la possibilità, forse, di potersi esprimere; tenendo sempre a mente che Fetullah Gulen e il Pkk (Partito dei Lavoratori del Curdistan) sono in attenta “osservazione”. In conclusione la ricerca di un agognato “neolaicismo” attinge al Dna sociologico del popolo turco, che ha visto nel complesso periodo post sultanile, Atatürk lavorare latomisticamente con le Obbedienze massoniche internazionali presenti in Turchia (fino alla nascita dell’Obbedienza ottomana nel 1909), ma anche rifiutare 33° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato e la nomina a Presidente Onorario dalla Grande Loggia di Turchia, nel 1925, perché considerava la Massoneria alla stregua di una confraternita cristiana. Erdogan oggi accusa brogli elettorali e complotti vari, provenienti da vari “gruppi”, ma la realtà è che ha rinunciato per troppo tempo a intellettualità laiche, a giornalisti, a docenti universitari, ma anche ad artisti e a poeti, causando una deleteria regressione generale della società e una “desertificazione” del pensiero, inutile e dannosa a qualsiasi “rais”.