La rabbia dei tunisini contro i Fratelli Musulmani

“Vai via terrorista!”, “Vai via, assassino”! Non deve essere stato lusinghiero il bilancio di questi anni di governo da parte dei Fratelli Musulmani in Tunisia, se questa è l’accoglienza riservata al loro leader, Rashid Ghannouchi, nel tour elettorale che sta svolgendo nel sud del Paese. Da Ben Kardan è stato persino costretto a fuggire a causa della rabbia della popolazione nei suoi confronti, senza poter tenere il comizio previsto nello stadio della città. Il tour doveva servire a rilanciare l’immagine del partito Ennhada, ormai definitivamente compromessa dalla scoperta del suo apparato segreto, accusato dell’omicidio di due oppositori nel 2013 (Chokri Belaid e Mohammed Brahimi), di perseguitare gli avversari politici e di aver infiltrato le istituzioni dello stato.

Alle municipali dello scorso anno, Ennhada aveva registrato il pieno di consensi proprio a sud, dove Ghannouchi contava di ricevere lo slancio necessario per proseguire nella campagna elettorale fino a ottobre e novembre, quando avranno luogo le prossime elezioni legislative e presidenziali. Il montare dello scandalo sull’apparato segreto spiega in buona parte un simile voltafaccia nel giro di pochi mesi, ma bisogna anche considerare la persistente crisi economica e la corruzione dilagante: due fattori riguardo ai quali Ennhada si è mostrato tutt’altro che esente da responsabilità. La falsa partenza non depone dunque in senso favorevole per l’esito delle urne, sebbene i Fratelli Musulmani per restare rilevanti politicamente contino sulla scissione venutasi a verificare all’interno del partito di maggioranza Nida Tounes.

Moderato e secolare, Nida Tounes è stato fondato nel 2012 da quello che sarebbe poi diventato il Presidente della Tunisia, Beji Caid Essebsi, con l’obiettivo di contrastare i Fratelli Musulmani. Obiettivo finora raggiunto, perché la coabitazione forzata al governo tra Nida Tounes ed Ennhada ha fatto da muro all’ascesa di quest’ultimo, consentendo ad Essebsi di preparare il terreno all’avvio di un processo di riforme che dovrebbe auspicabilmente spiccare il volo in caso di vittoria alle prossime elezioni. A questo è servito il rapporto di una commissione speciale formata da Essebsi, che nel giugno 2018 ha chiesto al Parlamento d’introdurre misure che conformino la legislazione vigente ai principi cardine della costituzione tunisina in materia di diritti civili e soprattutto di diritti delle donne.

Il rapporto ha fatto storcere il naso alle forze ultraconservatrici e messo i Fratelli Musulmani di fronte alle loro stesse contraddizioni: rimanere ancorati alla propria ideologia, fondata sulla sottomissione della donna e le discriminazioni che ne conseguono in tutti gli ambiti, oppure abbracciare il cambiamento mostrando un’immagine diversa rispetto alla propria identità, per non perdere la possibilità di allearsi tatticamente con forze laiche e riformiste se richiesto dal gioco politico.

La recente fuoriuscita da Nida Tounes del Primo Ministro, Youssef Chahed, candidato alle presidenziali con il suo nuovo partito Tahya Tounes, alimenta le speranze di Ghannouchi di restare al governo. Essebsi è infatti convinto che il leader dei Fratelli Musulmani supporterà Chahed nella sua corsa alla presidenza. “Non è un segreto per nessuno in Tunisia”, ha dichiarato.

Essebsi cercherà la riconferma malgrado i suoi 92 anni. Oggi, è lui il presidente più anziano del mondo e l’età avanzata gli è costata più di qualche critica e presa in giro. Tuttavia, il suo caso è ben diverso da quello di Abdelaziz Bouteflika in Algeria, poiché non ha certo vestito i panni del presidente-dittatore per oltre vent’anni. L’obiettivo di Essebsi è instradare la Tunisia del dopo-Ben Ali verso prospettive di sviluppo, modernità, diritti umani, sicurezza, e a tal fine la sua figura resta indispensabile. Essebsi deve ancora portare a termine la sua opera: escludere i Fratelli Musulmani dal potere e dal futuro della Tunisia.