Argentina, bocciata la legalizzazione aborto

Il Senato argentino dice “no” alla proposta di legge per la legalizzazione dell’aborto. Il provvedimento avrebbe reso vollegale e gratuita l’interruzione volontaria di gravidanza entro la quattordicesima settimana. La proposta normativa era stata approvata dalla Camera a giugno. Ma in Senato i voti contrari sono stati 38. Solo 31 i favorevoli. Attualmente, nella legislazione argentina la gravidanza può essere interrotta solo in caso di stupro o quando sia in pericolo la vita della donna. In realtà, nel Paese sudamericano, le donne ricorrono all’aborto clandestino, poiché la legge è spesso inapplicata o, peggio, ostacolata. Ma al danno, si aggiunge la beffa. Infatti, le donne che ricorrono all’aborto clandestino rischiano il carcere. A questo proposito, si registra un dato allarmante. Nel 2014, l’ultimo anno di cui sono disponibili i dati ufficiali, 47mila donne argentine sono state ricoverate in ospedale per complicazioni post-aborto.

Nello stesso anno 43 donne sono morte per le complicanze legate all’aborto clandestino. La nuova legge, oltre la quattordicesima settimana di gravidanza, avrebbe consentito l’interruzione nei casi di stupro, pericolo per la donna e gravi malformazioni fetali. Non solo. La pratica dell’aborto sarebbe stata inserita nel programma medico obbligatorio. Dunque, sarebbe stata gratuita. Nelle scorse settimane, in Argentina sono scese in piazza le donne per promuovere la “Campaña nacional por el derecho al aborto legal, seguro y gratuito”. Il simbolo della mobilitazione è stato rappresentato dai fazzoletti verdi. Il presidente argentino Mauricio Macri, contrario all’aborto legalizzato, con una posizione “pilatesca” aveva anche dichiarato che, qualora il Congresso avesse approvato la legge, non avrebbe posto il veto presidenziale.

La bocciatura della proposta ha infiammato Buenos Aires. Un gruppo di militanti favorevoli alla legge ha lanciato oltre le barriere divisorie bottiglie e oggetti verso i manifestanti pro-vita. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni. Almeno una persona è rimasta ferita. I movimenti pro-life hanno festeggiato con fuochi d’artificio davanti al Parlamento.