La contromossa di Rohani alle sanzioni di Trump

Le prime sanzioni statunitensi all’Iran sono iniziate ieri. Ma la parte più importante del pacchetto è prevista nel novembre 2018. La Casa Bianca programma il ritorno del blocco dell’export petrolifero e delle transazioni finanziarie di Teheran con l’Occidente. Le contromosse iraniane non si sono fatte attendere. Hassan Rohani ha intenzione di dare inizio alla cosiddetta “via autarchica”. Dalla produzione interna all’espansione degli affari sui mercati asiatici ed europei. Già. Il presidente iraniano guarda soprattutto ad un dialogo privilegiato con il Vecchio Continente. Nel suo discorso alla nazione, alla vigilia dell’inizio delle sanzioni volute da Trump, Rohani ha parlato di “ritorno dell’economia di resistenza”, lanciata dalla Guida Suprema Ali Khamenei nel 2012. Quando l’Iran fu colpito dalle sanzioni internazionali degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e dell’Onu. Un fatto è certo. l’economia iraniana è in sofferenza.

L’inflazione cresce e il tasso di cambio dell’export con l’euro e il dollaro è fuori controllo. Le multinazionali sono in procinto di abbandonare l’Iran. Eppure, secondo Rohani, la “pressione delle sanzioni sarà superata dall’unità”. Non solo. Il presidente iraniano ha rilanciato: “L’Iran – sostiene Rohani – non accetta i colloqui senza precondizioni voluti dal presidente americano. Se pugnali qualcuno con un coltello e poi gli proponi il dialogo, per prima cosa devi togliere il coltello”. Per queste ragioni, la contromossa iraniana alle sanzioni statunitensi riguarda, quasi esclusivamente l’interscambio commerciale con la Cina, la Russia, l’Africa e l’America Latina. La merce che può offrire l’Iran è, ovviamente, il petrolio. Non a caso, l’80 per cento dell’export iraniano è rappresentato dall’oro nero. In questo quadro, s’inserisce il sostegno dell’Europa, Gran Bretagna inclusa, incassato da Teheran.