Il sentimento anti-migranti cresce in Danimarca

L’ostilità anti-migranti cresce anche in Danimarca. Eppure, si tratta di un Paese considerato tra i più felici al mondo. Ma, dopo il divieto del burqa e del niqab, il velo che copre completamente il volto, il governo danese studia una legge per vietare la circoncisione, pratica prevista sia dalla religione musulmana che da quella ebraica. Sono state raccolte le 50mila firme necessarie per imporre al Folketing, il Parlamento del regno, di votare sulla proposta. È possibile che venga approvata, tenuto conto della linea prevalente in Danimarca, in questo momento storico. Il dominus della politica danese è, infatti, il premier conservatore Lars Lokke Rasmussen, ideologo dell’idea anti-migranti. Persino l’opposizione socialdemocratica si schiera su posizione xenofobe, nel disperato e patetico tentativo di recuperare consensi.

Frattanto, sia la comunità musulmana che quella ebraica non commentano. Secondo il leader socialdemocratico Mette Frederiksen, si tratta, in ogni caso, di “un nuovo passo contro l’Islam, che consideriamo una barriera contro l’integrazione”. Diecimila corone, oltre mille euro. È questa la sanzione per chi viola il divieto del burqa. Ma appena sette giorni fa, il premier danese ha rivelato che è “in stato avanzato di discussione un progetto per deportare migranti e richiedenti asilo respinti, in un luogo sul suolo europeo, sgradevole e scomodo”. L’obiettivo è evidente: scoraggiare l’approdo dei migranti in Europa.