La carneficina di Gerusalemme

Sessantuno morti e quasi tremila feriti. È il bilancio drammatico della protesta palestinese contro l’apertura dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Ora il rischio è che la protesta si allarghi a Gerusalemme Est e alla Cisgiordania, dopo la Striscia di Gaza. La mattanza ha sconvolto la comunità araba in Israele. Oggi, peraltro, si celebra l’anniversario della Nakba, la “catastrofe” per gli arabi, il colossale esodo di 700mila palestinesi dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948. Sono stati proclamati tre giorni di lutto dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Tra le vittime anche una neonata, Leila al-Ghandour, 8 mesi, morta dopo aver inalato gas lacrimogeni negli scontri fra le forze israeliane e i manifestanti. Gerusalemme ieri era blindata per l’apertura della nuova ambasciata statunitense, dopo la decisione di Donald Trump di spostarla “nella capitale d’Israele”. Il presidente americano era consapevole del rischio di una decisione del genere. Oltretutto, l’inquilino della Casa Bianca ha escluso che la città, su un piano istituzionale, sia condivisa con la parte araba. Naturalmente, Benjamin Netanyahu ha elogiato le forze militari israeliane. Il premier ha affermato che l’esercito ha agito per difendersi da Hamas, vera responsabile, in quanto ha consentito che in tredici diversi punti della barriera si concentrasse una massa incredibile di persone, il cui intento era chiaramente minaccioso.

Per Netanyahu, “tutti i Paesi hanno il dovere di difendere i propri confini”. Ma il presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen ha denunciato il “massacro e le oltraggiose violazioni dei diritti umani”. Le reazioni alla crisi mediorientale si registrano anche alle Nazioni Unite. Il Kuwait ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza Onu. Ma pare che gli Stati Uniti siano contrari a qualsiasi inchiesta indipendente su quanto avvenuto sulla Striscia. Anche Recep Tayyip Erdogan ha  proclamato tre giorni di lutto nazionale ad Ankara per i palestinesi uccisi. Il presidente turco ha chiesto al Consiglio di sicurezza di convocare una riunione per discutere sulla situazione in atto in Israele. Frattanto, dopo l’uccisione di palestinesi alla frontiera di Gaza, la Turchia ritira il proprio ambasciatore da Israele. A stretto giro, arriva anche la presa di posizione sudafricana. “Dato l’indiscriminato e grave attacco israeliano − si legge in una nota ufficiale − il governo del Sudafrica ha preso la decisione di richiamare l’ambasciatore Sisa Ngombane con effetto immediato”.