Volo MH370 Malaysia Airlines, pilota suicida?

Emerge una nuova verità sull’aereo scomparso. Si registra una svolta nelle indagini sull’MH370 della Malaysia Airlines. A quattro anni dall’otto marzo 2014, giorno in cui sorvola l’Oceano Indiano, la squadra di investigatori che analizza la misteriosa sparizione, sostiene che il velivolo sarebbe precipitato a causa del pilota 53enne Zaharie Amad Shah. Si tratterebbe di un suicidio a lungo pianificato. La teoria è di Martin Dolan, che per due anni ha guidato le ricerche sottomarine dell’aereo. Dolan, nel corso della trasmissione australiana 60 minutes, ha detto che il pilota “si è suicidato e sfortunatamente ha ucciso tutti gli altri a bordo e lo ha fatto deliberatamente. Non è stato un attacco terroristico. Sarebbe stato quasi inevitabile che un’organizzazione terroristica lo rivendicasse e nessuno lo ha fatto”.

L’ipotesi di Dolan è rafforzata dal fatto che il pilota  ha “consapevolmente eluso i radar”. Ma c’è di più. Secondo i risultati delle analisi effettuate sui rottami recuperati nell’Oceano, l’aereo sarebbe stato controllato dal pilota fino al momento in cui si è inabissato. Pare che l’uomo abbia indossato una maschera dell’ossigeno prima di depressurizzare l’aereo, per fare perdere conoscenza ai passeggeri. Persino la scelta del luogo dell’impatto non sarebbe casuale. Simon Harwey, un pilota britannico che lavora in Asia, ha dichiarato che l’uomo “ha deciso di fare precipitare il velivolo lungo il confine tra la Thailandia e la Malaysia per evitare che nessuna delle due parti intervenisse”. Nel volo, partito da Kuala Lampur e diretto a Pechino, hanno perso la vita 239 persone. Per mesi si è pensato a un tragico incidente dopo che le perquisizioni in casa del pilota e del copilota, Fariq Abdul Hamid, non hanno portato a importanti indizi, fatta eccezione di un programma di simulazioni di volo, che potrebbe anche essere stato usato da Zaharie Amad Shah, per esercitarsi in vista della rotta mortale.