Il caro prezzo del diniego

È possibile che i politici e i media mainstream abbiano finito per ammettere ciò che l’opinione pubblica europea può vedere con i propri occhi? Due episodi recenti indicano che potrebbe essere così.

Il primo riguarda un’ammissione fatta dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, la quale circa sei mesi dopo l’imbarazzo del suo partito alle elezioni politiche nazionali è finalmente riuscita a mettere insieme un governo di coalizione. Nel settembre scorso, non solo il partito della Merkel e i suoi partner di coalizione nel governo precedente hanno subito una memorabile sconfitta elettorale, ma hanno anche assistito all’entrata in parlamento dell’Afd (Alternativa per la Germania), il partito anti-immigrazione fondato nel 2013 e che ora è così grande da costituire la prima forza di opposizione nel paese. Se gli elettori tedeschi avessero voluto inviare un segnale, non avrebbe potuto essere più chiaro.

E forse è stato anche ascoltato. Lunedì 26 febbraio, la Merkel ha rilasciato un’intervista all’emittente televisiva tedesca N-TV, in cui ha finalmente ammesso l’esistenza nel suo paese di “no-go zones”, ossia “zone dove nessuno si azzarda a entrare”. E ha aggiunto: “Questi posti esistono, vanno chiamati col loro nome e bisogna fare qualcosa a riguardo”. La Cancelliera ha affermato che privilegerà una politica di “tolleranza zero” verso tali posti, ma non ha detto dove siano. Due giorni dopo, il suo portavoce Steffen Seibert ha sottolineato che “le parole della Cancelliera parlano da sole”.

Anche se la Merkel ha scelto di essere laconica, il fatto che abbia detto queste cose è rilevante. Per anni, i funzionari tedeschi, come le loro controparti politiche di tutto il continente, hanno fermamente negato l’esistenza nei loro paesi di posti in cui lo Stato di diritto non si estende. Anche i funzionari di altri paesi, come la Svezia e la Francia, hanno fatto altrettanto. Nel gennaio 2015, il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, minacciò di querelare Fox News dopo che l’emittente tv aveva detto che nella capitale francese c’erano delle “no-go zones”. La Hidalgo disse all’epoca in un’intervista alla Cnn che “l’onore e l’immagine di Parigi” erano stati danneggiati. Una tipica affermazione sorprendente, che ignorava il fatto che se “l’immagine di Parigi” era allora danneggiata, beh, era dovuto alla strage di dodici persone tra giornalisti, vignettisti e poliziotti nella sede parigina di Charlie Hebdo e al massacro di quattro persone in un supermercato kosher avvenuto due giorni dopo. Pertanto, le ammissioni come quelle della Merkel – al contrario degli insabbiamenti dei fatti come quello attuato dalla Hidalgo – vanno applaudite in misura non eccessiva, quando si verificano.

Solo una settimana dopo, è stato raggiunto un altro strano traguardo. Il 6 marzo scorso, il New York Times ha pubblicato in prima pagina un articolo – corredato di foto – che nessuno si sarebbe aspettato di vedere sul quotidiano. Sotto il titolo “Le granate scuotono la Svezia”, il Nyt ha riportato la notizia della recente morte di un uomo di 63 anni avvenuta a Varby Gard, alla periferia di Stoccolma. Come documenta l’articolo, Daniel Cuevas Zuniga aveva appena finito il turno di notte come operatore in una struttura per adulti disabili e si stava recando a casa in bicicletta in compagnia della moglie, quando ha visto per terra un oggetto sferico e si è fermato per raccoglierlo. Era una granata modello M75, la sua carica esplosiva e le 3mila sfere di cristallo hanno ucciso l’uomo e ferito la donna.

Come ammesso dal quotidiano, non è stato un episodio isolato, ma quanto accaduto fa parte di un’escalation di violenza – violenza che include l’uso di bombe a mano – causata dall’afflusso nel paese scandinavo di bande e armi straniere (in gran parte legate alle guerre balcaniche degli anni Novanta). Il NYT riporta la testimonianza di un richiedente asilo libanese, Paulus Borisho, che in precedenza aveva fatto parte di un commando di una milizia libanese. L’uomo si trovava nel suo negozio di kebab quando ha sentito l’esplosione. Come si legge nell’articolo: “Il fatto che una granata si trovasse sul marciapiede all’esterno di un negozio di kebab, a pochi passi da una scuola elementare, è stato difficile per lui da accettare. Ora quando penso al futuro, ho paura”, ha detto. “Ho paura per l’Europa.”

Fa bene ad averne. Il giornale ha perfino avuto la correttezza di menzionare gli amici del compianto signor Zuniga, i quali hanno riferito che l’uomo si era lamentato dei recenti “cambiamenti a Varby Gard” ed era “deluso dal fatto che la polizia non esercitava un maggior controllo”. E aveva tutte le ragioni per esserlo.

Ovviamente, nel corso degli ultimi anni, l’escalation di violenza ad opera delle bande criminali – e soprattutto gli episodi di violenza in cui si ricorre all’uso di bombe a mano – è stata segnalata anche da altri mezzi di informazione. Questi ultimi hanno sottolineato i modi spesso ridicoli con cui la polizia svedese affronta tale problema. Ad esempio, il fatto che il capo della polizia Linda Staaf abbia di recente cercato di dissuadere le gang dall’uso delle granate nel Paese, rilevando che il lancio delle bombe a mano è pericoloso perché la persona che strappa la linguetta della granata “potrebbe esporsi a un enorme rischio”. Giornali come il New York Times hanno mostrato poco interesse verso questi problemi – problemi che sono peggiorati a tal punto che il premier Stefan Löfven ha perfino minacciato di inviare l’esercito in alcuni sobborghi svedesi.

Invece, quotidiani come il Nyt negli anni passati hanno mostrato una certa tendenza a negare l’esistenza dei problemi così come ha fatto Angela Merkel riguardo ai dilemmi che l’immigrazione di massa dai paesi in via di sviluppo sta causando in Europa. Tali giornali hanno tendenzialmente elogiato il “coraggio” di interrompere gli ordinari controlli alle frontiere coprendo o ignorando le terribili conseguenze dell’importazione di milioni di persone le cui identità sono sconosciute. E ovviamente, come il sindaco Hidalgo a Parigi, sono soliti prendersela con il messaggero più che riportare le notizie, liquidando episodi del genere come “fake news”, propaganda della “destra alternativa” o della “estrema destra”.

Lo scorso anno, i media mainstream sapevano a cosa si riferisse Donald Trump con la celebre frase: “Avete visto che è successo la notte scorsa in Svezia” [pronunciata nel corso di un comizio in Florida]. Sapevano che alludeva a un servizio visto su Fox News riguardante il deteriorarsi della situazione in quel paese. Ma i media hanno preferito non affrontare il problema, ridere del presidente e ridicolizzare l’idea che ci fossero problemi nel paradiso scandinavo. Il New York Times ha rimarcato che i commenti del presidente Trump erano “sconcertanti”, mentre gran parte degli altri media si sono limitati a dire che la Svezia, terra di infinita pace e patria dell’Ikea, era stata tristemente calunniata dal Presidente.

Le due ammissioni a sorpresa – e a pochi giorni di distanza – da parte della cancelliera Merkel e del New York Times di fatti che entrambi e i loro apologeti hanno a lungo voluto far credere che fossero immaginari potrebbero rappresentare una sorta di passo avanti. Ma non possono lasciare spazio all’ottimismo. Anziché dimostrare che le cose stanno migliorando, ammettere ciò che è visibile agli occhi dei cittadini europei è una constatazione del fatto che la situazione è talmente critica e palese che perfino la “Signora in Grigio [storico nomignolo del Nyt, N.d.T.] e Mutti Merkel non sono più in grado di ignorarla. Se è così, allora occorre pensare: immaginiamoci come sarebbe stata risolta se i dinieghi non fossero mai cominciati!

(*) Gatestone Institute

Traduzione a cura di Angelita La Spada