Catalogna al bivio, scade l’ultimatum di Madrid

Sono ore cruciali per la Catalogna e per il suo presidente Carles Puigdemont, in bilico fra una fuga in avanti dalle conseguenze imprevedibili anche per la Spagna e l’Europa e un passo indietro che per molti catalani potrebbe avere il sapore di una sconfitta.

Oggi scade il primo ultimatum del premier spagnolo Mariano Rajoy, che mercoledì scorso ha intimato a Puigdemont di chiarire ufficialmente se ha dichiarato o meno l’indipendenza nel discorso davanti al “Parlament” martedì. Giovedì scade il secondo, entro il quale il “President”, in caso di risposta affermativa domani, dovrà “correggere”. O scatterà l’articolo 155 della costituzione spagnola, che consente di sospendere l’autonomia catalana, destituire presidente e governo e prendere il controllo dei Mossos d’Esquadra. Con il rischio di un sollevamento del popolo indipendentista, finora sempre pacifico.

Negli ultimi tre giorni Puigdemont ha studiato varie ipotesi di risposta con alleati e consiglieri. Le pressioni sono fortissime. La Cup, la sinistra secessionista, esige che risponda al “dikat” di Madrid con una fuga in avanti. Annullando la “sospensione” dell’indipendenza che aveva annunciato martedì e proclamando subito la “Repubblica”. L’ala moderata, nel Pdecat di Puigdemont, vuole invece dare spazio a un possibile negoziato, evitando di bruciare subito i ponti. C’è anche la preoccupazione di molti catalani per il rischio di un tracollo dell’economia dopo la fuga delle sedi sociali di 550 imprese. Come alla vigilia del discorso davanti al Parlamento, nulla è filtrato su quello che risponderà a Rajoy Puigdemont, che si è limitato a dire che “la pace e la democrazia sono i principi alla base delle decisioni che si devono prendere”: “Dobbiamo rispondere con i valori democratici a imposizioni e aggressioni”.

La tensione è altissima. “Puigdemont si gioca la sospensione dell’autogoverno”, avverte La Vanguardia. La Cup minaccia di lasciare il parlamento di Barcellona e far mancare la maggioranza in parlamento al “Govern” se davanti al rifiuto di dialogo di Madrid Puigdemont non confermerà la dichiarazione dell’indipendenza e già domani non proclamerà la “Repubblica”. Su questa linea anche parte del partito del vicepresidente Oriol Junqueras e della Anc. La Vanguardia lancia invece un appello a Puigdemont, “Non lo faccia!” in un editoriale intitolato “Non possiamo permettercelo”: “Siamo invischiati in una deriva infernale che facilmente può portarci a conflitti indesiderabili” avverte il giornale di Barcellona, chiedendo a Puigdemont di “comportarsi con prudenza”.

Le cose però potrebbero andare anche peggio se la giustizia spagnola deciderà l’arresto, come ipotizzato, del capo dei Mossos Josep Lluis Trapero e/o dei presidenti delle principali organizzazioni della società civile indipendentista, Jordi Sachez e Jordi Cuixart. Proprio ieri cadeva l’anniversario della morte di Lluis Companys, il presidente catalano che nel 1934 proclamò una repubblica soffocata nel sangue dopo 11 ore da Madrid: venne fucilato dai franchisti il 15 ottobre del 1940, 87 anni fa.

Aggiornato il 16 ottobre 2017 alle ore 14:16